C’è un metro preciso per apprezzare il valore di questo rapporto: i giornali dell’ordine e delle classi dirigenti, quando il Secolo ne cominciò la pubblicazione a brani staccati, lo fecero supporre alterato o maliziosamente dimezzato. Il documento pubblicato nella sua interezza provò che il giornale democratico non era colpevole dei reati attribuitigli: il vero reo era il suo autore, ch’è stato ufficialmente invitato dal Rettore dell’Università di Pavia, Prof. Bellio, a rimangiarsi le menzogne spacciate — dopo oltre venti giorni dalla data dell’invenzione! — sul conto degli studenti e che potrebbe essere querelato per false notizie dagli agenti e frequentatori della Borsa di Milano!

Non si sa di provvedimenti presi dal governo contro le autorità denunziate come fiacche ed incostanti; ma al generale Bava Beccaris si può tenere conto della verità detta sulle classi dirigenti e della grande prudenza e della grande modestia dimostrata tacendo — eloquentissimo silenzio! — sulla breccia gloriosa dei Cappuccini....

Comunque, se poca gratitudine deve il governo al Regio Commissario Bava Beccaris; se nessuna gliene devono l’Italia, le istituzioni e la civiltà — molta, moltissima; gliene devono i moderati lombardi, o meglio di Milano.

Il Regio Commissario Straordinario consolidò il loro potere con una serie di misure, che avrà potuto illuderli sulla durata delle conseguenze, ma che pel momento, non frenò ma eliminò, soppresse, i loro avversari. Sciolti i circoli repubblicani e socialisti, radicali e clericali — quantunque gli ultimi li abbiano avuti alleati pel passato in quasi tutte le lotte amministrative; sciolta l’Umanitaria, fondata coi milioni lasciati da Mosè Loria, soppressi tutti i giornali e le riviste che potevano dare fastidio — la setta rimase padrona incontrastata del Municipio, della Provincia, della Congregazione di carità, di tutte le istituzioni, dalle quali si può esercitare una qualsiasi influenza economica, politica e morale.

Di tutti questi provvedimenti, i più mostruosi certamente rimarranno lo scioglimento dell’Umanitaria e la soppressione dei giornali, poichè collo scioglimento della prima si arrecò un colpo al Codice Civile e con la soppressione dei giornali si ferì a morte l’opinione pubblica.

Con ciò l’eccesso dell’arbitrio si rese dannoso a coloro che dovevano usufruirne; poichè, mentre si spera che l’indole dell’Umanitaria si sia permanentemente mutata, in guisa da farne strumento docilissimo nelle mani della Setta[22]; mentre ci vorrà del tempo per la ricostituzione dei Circoli disciolti; invece, appena cessato lo stato d’assedio, risorse più gagliardo di prima il Secolo, che rappresenta l’aculeo più doloroso confitto nelle carni dei conservatori lombardi[23].

Gl’interessi e le ambizioni di una setta, più direttamente feriti in Lombardia e in Toscana, dettero la spinta energica al governo verso lo stato di assedio e verso la trasformazione delle repressione, anche severa ma temporanea, in furiosa reazione duratura; ma la iniziativa dei conservatori dì Milano e di Firenze trovò un terreno ben preparato per attecchire in tutta Italia. Infatti la borghesia alta e gli avanzi dell’aristocrazia dappertutto sentivano che avanzavasi la marea democratica, che doveva sommergerli presto o tardi, quantunque del pericolo non avessero coscienza piena, perchè non lo avevano provato imminente come in Toscana e in Lombardia e in qualche altra regione dell’Italia settentrionale ed un poco della centrale. La reazione perciò, appena cominciata, perdette l’impronta locale e divenne nazionale, senza trovare serie resistenze nella opinione pubblica e molto meno nel Parlamento[24].

Degli uomini e degli organi della reazione bisogna esaminare le dichiarazioni, le leggi, gli atti, tenendo di mira che le dichiarazioni hanno preso il posto delle leggi ed hanno generato gli atti. Sotto questo aspetto e contro la comune opinione, il ministro Pelloux ha segnato un peggioramento su quello Di Rudinì; in quanto che l’ultimo voleva legalizzare la reazione; l’altro la mette in pratica senza sentire il bisogno di nuove leggi, anzi calpestando e consigliando apertamente a tutti i subordinati di calpestare le leggi vigenti.

Una reazione non tradotta in leggi potrebbe e dovrebbe considerarsi come un male minore, perchè lascerebbe sperare la brevità della durata, la limitazione al periodo eccezionale che la suscitò. Ma dove il sentimento della legalità è scarsissimo, per non dire insussistente, come in Italia, l’ostentata, continuata ed impunita violazione di ogni legge, riesce esiziale nei rapporti pubblici e privati, aggrava sino a renderli insanabili i mali esistenti e rappresenta l’inizio di una vera dissoluzione dell’organismo politico-sociale.

La presente reazione non data dalla primavera del 1898, ma rimonta al gennaio 1894 con una sosta notevolissima — è doveroso rendere giustizia ai caduti — dall’aprile 1896 all’aprile 1898. Agli estremi di vita sua il ministero Di Rudinì — cui devesi imputare come colpa grave l’abbandono del primitivo programma militare, — invaso dal demone della paura e dall’ardente desiderio di mantenersi la fiducia delle alte sfere, parve voler far dimenticare il bene fatto in senso legale e liberale e si dette a sfrenata reazione.