15. La scuola. I nostri governanti e le nostre classi dirigenti non sono degli sciocchi, che per puntellare il loro dominio confidano soltanto sulla forza brutale, sempre infida, e che a data ora si esaurisce o si ritorce contro coloro che l’adoperano; essi tengono conto anche della forza morale, perciò la loro attenzione si è rivolta alla scuola da un duplice punto di vista. Da un lato vogliono limitare la diffusione dell’istruzione: in questo senso la manifestazione più caratteristica è venuta dal modesto comune di S. Marco in Lamis (Foggia) il cui consiglio comunale ha fatto voti al Governo del Re perchè venga abolita la legge sull’istruzione obbligatoria; però questa esplosione di sincerità risponde al pensiero intimo dei conservatori del resto d’Italia ed è una eco altrettanto sincera di quella voce che si levò nella Sala Ragona di Palermo nel 94.

Da un altro lato si bada con ogni cura alla qualità dell’istruzione che s’impartisce; perciò in alto e in basso si sorveglia, si punisce, si epura il personale insegnante. Si protestò, anche dai conservatori settentrionali, quando nel 1894 corse voce che il Regio Commissario militare per la Sicilia, Generale Morra di Lavriano, aveva fatto ammonire privatamente qualche professore dell’Università di Palermo; ma questi stessi conservatori non protestano più quando s’infligge la censura ad un Professore Pantaleoni, quando si puniscono o si riprovano apertamente Ettore Ciccotti, Fabio Luzzati, Ruggero Panebianco, Giorgio Levi, addetti all’insegnamento in varie Università del Regno; rimossi dall’insegnamento o ammoniti vengono alcuni insegnanti delle Scuole Secondarie. A Milano e Torino, a Rovigo, a Mantova e in altri punti ancora gl’insegnanti delle scuole comunali e delle scuole secondarie vengono ammoniti, sospesi, e licenziati solo perchè professano principii socialisti «benchè, come diceva la relazione del sindaco della capitale morale, non si possedessero prove, che essi abbiano profittato della cattedra per insegnare massime e principii contrari all’attuale costituzione politica e sociale».[29]

Questi insegnanti puniti sono tra i più diligenti, più onesti e più colti; e quelli della provincia di Mantova e di Rovigo furono quasi tutti discepoli di Ardigò. Una volta messi sulla via lubrica della persecuzione del pensiero, non si sa più dove si può arrivare; e mentre organizzasi la più degradante sorveglianza sugli studenti — come risulta da documenti relativi alla provincia di Trapani — lo scandaloso esempio dato dal governo e dai partiti politici che lo sorreggono è stato seguito dai clericali, i quali a Brescia hanno licenziato dalla Scuola commerciale il Prof. Tirale solo perchè è monarchico liberale. Non è il caso di ripetere: qui gladio feriit, gladio periit?

Contro questo tentativo ignominioso di snidare la libertà di pensiero dall’ultimo baluardo che le rimane in Italia, la scuola, si ebbe la protesta alta e generosa di Cesare Lombroso, rimasta sterile ed isolata. La reazione aspetta tranquilla il ritorno del ministro-carabiniere alla Minerva per compiere la militarizzazione della scuola; e allora essa crederà di avere infiltrato sino nel midollo delle ossa degli italiani, servili per tanti secoli di soggezione, i principii che la informano.

E conchiudo queste osservazioni sull’opera compiuta sinora della reazione con due constatazioni; una di origine italiana e l’altra straniera. Il monarchico Mattino di Napoli dall’esame degli avvenimenti ultimi è indotto ad allarmarsi perchè «tutte le ire e tutti i rancori suscitati dalla politica bestiale del governo si accumulano sull’esercito»; e si domanda: «quale concetto deve, per necessità, scaturire da tutte queste stravaganze — gli atti del governo — e radicarsi nello spirito della plebe? Che i 240 milioni del bilancio della guerra non servono già alla difesa del paese dai nemici esterni, ma alla difesa delle istituzioni vigenti. Ora, quale insensatezza e quale delitto maggiore potreste voi immaginare di questo far apparire le istituzioni, emanate meno di mezzo secolo fa dai plebisciti, come puntellate solamente dalla forza delle bajonette?» (N. del 2 Agosto 1898).

Uno straniero alla sua volta esaminati i fatti recenti conchiude: Lo Statuto costituisce un insieme di franchigie che la dinastia ha concesso in blocco alla nazione e che il potere esecutivo ha ripreso in dettaglio.

E non ci può essere alcuno che vorrà ritenere eccessivo il giudizio dello straniero quando, in ispreto delle leggi e dello Statuto: si esigono le imposte non votate dal Parlamento; si abolisce la libertà del domicilio, di stampa, di riunione e di associazione; si ristabilisce la tortura e si rimettono in uso le lettres de cachet; si uccidono impunemente i detenuti; si sottraggono i cittadini ai giudici legittimi; si falsano sistematicamente le elezioni; si riduce ad una farsa il regime parlamentare.

Nella credenza che si allarga sulla nuova funzione dell’esercito e nel trionfo della reazione che ha annientato lo Statuto, vi sono germi di pericoli gravi ed ammonimenti per tutti: anche pei reazionari.

IX. LASCIAMO PASSARE LA GIUSTIZIA!

Ella passa terribile per la notte... canta il poeta. Chi passa? La giustizia. Quale? Passa la giustizia italiana del 1898.