Poteva ammettersi per vero, ad esempio, un rapporto della questura di Milano su certa riunione notturna in casa di un Dottor Ceretti? I convenuti furono designati come anarchici, repubblicani e socialisti. Chiesti i nomi, si rispose dalla questura che non li sapeva! Si designa il colore politico di individui che.... non si conoscono. Siamo in piena amenità — i tempi non consentono adoperare altra parola — a Napoli nel processo pei fatti di Resina. Le guardie barricate in caserma riconobbero i tumultuanti attraverso.... il buco della serratura.
Meno male se i rei riconosciuti in tale strana guisa fossero stati pochi: trattavasi di una vera folla; a ben sessantaquattro individui si distribuirono centoventun’anni e nove mesi di reclusione.
La falsità dei rapporti talora è umiliante.... anche per un poliziotto italiano. Egli è così che la Questura di Milano scrive essere stato visto Angiolo Cabrini insieme ad altri a parlare con la Kulichoff in via dell’Unione il 6 Maggio. L’accusa — se il parlate con amici è un reato — è precisa; ma l’alibi di Cabrini è irrefragabile. Egli insegna nel Ginnasio di Mendrisio e il direttore Borella manda certificato sulla presenza del Cabrini nella scuola per tutto il giorno 6 a fare, come di dovere, le sue lezioni. Cabrini venne condannato in contumacia a tre anni di detenzione ed a 1000 lire di multa. Tal altra la falsità apparisce lampante all’udienza. Nel processo pei tumulti di Resina un brigadiere accusò un imputato di avergli afferrato la sciabola: tanto vero, soggiungeva, che l’accusato ha ancora le mani tagliate. L’accusato leva le mani e le mostra vergini di qualunque ferita; e davvero, in questo caso, potevano essere levate verso il cielo invocando giustizia.
Il record tra i documenti di questi processi viene vinto dalla famosa cartolina-fantasma partita da Firenze. È la cartolina firmata: Speranza 333, il cui sequestro, come quello del cifrario dell’onor. Bissolati, fece annunziare trionfanti agli organi della reazione che si era scoperto e documentato il complotto con tutto il suo seguito. La gioia loro però fu di breve durata, perchè il Generale Heusch — il regio Commissario straordinario per la Toscana: nientemeno! — appena ne fu annunziata là scoperta gloriosa, dichiarò esplicitamente: trattarsi di un artifizio allo scopo di fuorviare il sereno corso della giustizia e di danneggiare le persone nella lettera nominata.
Per credere alla serietà e realtà di una cospirazione i cui segreti comunicavansi per mezzo delle cartoline postali, ci voleva tutta la imbecillità e la malvagità della polizia italiana che aveva prestato fede al proclama firmatissimo di Petralia ed al Trattato di Bisacquino. Ad onore del vero, però, deve avvertirsi subito, che l’avvocato fiscale, a richiesta della difesa, nel processo Chiesi, Romussi e Compagni, dichiarò di non volersi avvalere di un siffatto documento: tanto, era sicuro della condanna degli accusati![33]
Il Tribunale militare di Firenze chiuse bene la sua vita condannando l’autore della cartolina Speranza 333 e di altri quattro analoghi documenti, lo sciagurato Sciascia-Sicurelli. Ma di questo atto di giustizia finale sentì rammarico la magistratura cosidetta civile; ed a Piacenza, nel processo Verrazzani-Marchesi, condannò in base ad una cartolina rassomigliante al documento Speranza 333 che fu letta e veduta da testimoni di accusa che l’ebbero in mano.... e non la conservarono! La circostanza va notata perchè dà la misura della illusione nutrita da coloro che credono tuttavia che la giustizia sarebbe stata amministrata meglio dai magistrati ordinarî.
Questi mezzi edificanti, presentati come prove contro le migliaia di accusati che passarono dinanzi ai Tribunali militari, lasciano l’adito a pensare che alla difesa in ogni caso sarà riuscito facile la demolizione degli edifizi artificiosi dell’accusa. Il senatore colonnello Siacci che aveva constatato la deficiente coltura giuridica degli avvocati fiscali, causa prima di errori e di esagerazioni, con rara opportunità aveva deplorato vivamente che tale deficienza sia stata maggiore tra gli improvvisati difensori; di talchè il duello tra l’accusa e la difesa avveniva quasi sempre ad armi disuguali — cioè sleale.[34] Quando uno di questi difensori di ufficio, onestamente, confessa la propria ignoranza e domanda un breve rinvio per farsi chiarire, da persone competenti, un punto di diritto per lui indecifrabile, i superiori non mancano di infliggergli una punizione disciplinare[35]. I difensori intelligenti e coscienziosi, del resto, venivano continuamente beffeggiati dall’avv. fiscale e redarguiti in nome della disciplina dal Presidente in piena udienza. Così nel Tribunale di Firenze pel processo pei tumulti di Riglione il tenente Ercolani si azzardò a dire, che quel processo era stato ordito dai preti. Il presidente si alza infuriato e lo redarguisce: «Così non si va! Cotesti apprezzamenti se li tenga per sè. Osserviamo la disciplina, se no rinvio il dibattimento; e allora guai a chi tocca!».
Incredibile dictu: finiti i processi, fu punito coll’allontanamento da Firenze l’avvocato fiscale Gavino Ricci perchè non era stato abbastanza feroce! La misura era tanto punitiva che l’avvocato fiscale Bargalossi, chiamato a sostituirlo, alla prima udienza si disse addolorato pel suo ingiusto allontanamento... (Nazione del 5-6 ottobre). Del resto siamo arrivati a questo: che agli ufficiali s’impone di difendere gli accusati; ma non si lascia loro libertà di difesa; e pare che agli stessi ufficiali le autorità politiche vogliano proibire di dire la verità se chiamati come testimoni in un processo. Parrebbe inverosimile se non fosse vero; ciò si rileva dal processo Barbato e dall’inchiesta fatta contro il maggiore e il capitano di fanteria, che deposero in favore dell’accusato!
Meno male se davanti ai Tribunali militari, come presso tutti i popoli civili, fosse stata sacra la difesa! Ma a questa furono imposti limiti davvero inqualificabili e la si fece svolgere in condizioni, che dovevano renderla assolutamente inefficace, inadeguata. Tale, a mo’ d’esempio, doveva riescire quando ad un solo ufficialetto ignaro del diritto e delle schermaglie procedurali, affidavasi la difesa di dieci, di venti accusati; e per di più, si presentavano in blocco requisitoria e difesa di molti processi in una volta. Così a Milano, si raggrupparono sei processi — dal 41º al 46º in un giorno; ed altri sei — dal 47º al 52º — se ne raggrupparono in un altro.
Il povero ufficiale difensore quasi sempre si rimetteva in questi casi alla clemenza del Tribunale segnalando la buona condotta e i buoni precedenti dei suoi poveri clienti. Oh, se si correva nell’accusare e nel condannare! si correva tanto, che l’avvocato fiscale in Milano, sicuro del fatto suo, dichiarava inutile provare l’accusa.... Era inutile l’accusa perchè era impossibile la difesa.