La stessa sapienza giuridica fa condannare la povera Maria Marone di Napoli a 12 anni di reclusione come complice dello studente Cupola, suo amante, che si seppe difendere da sè e che perciò venne assolto![37]
Questa ignoranza crassa può spiegare certe sentenze davvero draconiane: 7 anni ad una donna per essersi trovata a capo di una innocua dimostrazione di donne; 100 anni di reclusione a 60 persone accusate di avere incendiato un carrozzone di tram in Milano; 2 anni a chi affrettossi a portare nei casotti i fucili abbandonati dalle guardie daziarie di Resina — ebbe pure le lodi del Presidente! — 20, 22, 25 e 30 mesi di reclusione a quattro imputati di avere dato una sola bastonata ad un agente della forza pubblica in Casoria...
Quattro anni di reclusione ebbe il Trinci per avere scagliato dei sassi innocui in Firenze....
È chiaro: i Tribunali di guerra, in quanto a somministrazione di pene, adottarono questa savia massima: melius est abundare quam deficere!
Ed abbondano anche contro il parere dell’accusa: a Firenze l’Avv. Fiscale Gavino Ricci domandò sei mesi di detenzione contro Del Buono ed un anno contro Ciotti; il Tribunale ne dette quattro anni e due mesi a quest’ultimo, otto mesi al primo.
Tanta severità viene compensata dalle imparzialità!.. Imparziali sempre i giudici militari passano sopra alla parola del Re e condannano gli amnistiati, i contumaci, i pazzi, gli ubbriachi. Sui reati del borbonico Menzione passano sopra due amnistie e la pena scontata, ma il Tribunale di guerra cancella tutto e condanna. I contumaci erano stati risparmiati sotto Francesco Crispi, che non si lasciò smuovere dallo scrupolo insolito pel rispetto alla legge da chi avvertivalo che sfuggiva alla lontana una grossa preda: Cipriani (Don Chisciotte, N. 208 del 1898); ma furono inesorabilmente condannati nell’anno di grazia 1898. I pazzi furono ritenuti sempre irresponsabili; ma il Tribunale militare di Milano scrive un nuovo capitolo di psichiatrica, e pei fatti di Seregno condanna un Confalonieri il cui solo testimone di accusa — il maresciallo dei carabinieri — lo dichiara pazzo; e condanna Zoppini per avere gridato il 19 Maggio nel corso Vercelli: Viva il socialismo! Viva l’anarchia! La sola data del reato bastava ad assodare lo squilibrio mentale; lo dichiararono irresponsabile tre periti medici; ma Zoppini viene condannato, benchè sia stato diciannove volte al manicomio!
Si può immaginare se trovarono grazia gli ubbriachi: un De Ambrogi venne condannato per avere emesso non so qual grido sovversivo dopo essere stato per sette ore continuo all’osteria... e per avere gridato: vorrei avere tanta... carta da dare fuoco a tutto il mondo!
Pietà non si ha se non per coloro che nei processi del mezzogiorno risultarono all’evidenza istigatori e promotori dei disordini per gare municipali: nessuno di loro fu condannato. Erano cavalieri, commendatori, uomini d’ordine, che a data ora davano la caccia ai sovversivi e meritarono tutti i riguardi. Nessuno sospettò in questa pietà l’influenza del pregiudizio o dell’interesse di classe!
E se a Milano si condanna Don Albertario, trovano pietà i preti in Firenze, dove vengono assolti tutti quelli del 25 giugno per accuse che avrebbero procurato anni ed anni di reclusione ai socialisti.
Con processi istruiti nel modo che abbiamo visto, senza difesa, coi criteri, colla sapienza e colla imparzialità dei giudici che ci sono noti: i Tribunali di Milano distribuirono anni 1390, mesi 3 e giorni 2 di reclusione; anni 90, mesi 1 e giorni 6 di detenzione; anni 307 di sorveglianza e L. 33,952 di multa a 688 imputati — dei quali 17 donne e molti minorenni. A Napoli vennero condannati 812 individui — tra i quali molte donne e molti minorenni — a 624 anni, 11 mesi e 21 giorni di reclusione e detenzione; 80 anni e 6 mesi di sorveglianza e L. 50,927 di multa. Le condanne più gravi furono quelle del Tribunale di Firenze pei fatti di Figline: un Pampoloni ebbe 27 anni di galera; Fabbricanti e Giani 25, Musuai 24, Laperini, Borghesi e Gabrielli 22, Coloni 20, ecc., ecc.[38] Questa statistica è veramente paurosa e fa temere che i Tribunali di guerra abbiano sparso copiosamente seme di odio; ed è un giornale conservatore, cui non sfugge la realtà, a pensare che le condanne degli uomini politici e dei giornalisti di Milano ha avuto tutto il carattere di una vendetta, più che di un severo atto di giustizia. (Mattino 19 Agosto 1898).