Se la vendetta e l’odio seminati possano produrre la pace o l’amore non so; auguriamoci che l’avvenire sia migliore di quello intravvisto e temuto. Per ora concludiamo col senatore e colonnello Siani: coi Tribunali di guerra si sono avute condanne feroci; feroci sino al ridicolo!
L’illegittimità dei Tribunali militari, le basi delle accuse, la mancanza della difesa, l’ignoranza dei giudici — il tutto coronato da questa ferocia sino al ridicolo nelle pene, spiegano come e perchè il movimento in favore dell’amnistia si accentui e divenga una valanga irresistibile che schiaccierà coloro che vogliono arrestarla: valanga a cui hanno portato il loro contributo tutti i partiti e tutte le classi sociali. E si vuole l’amnistia, nel senso di giustizia riparatrice, perchè nei condannati si riconoscono delle vittime, non dei delinquenti — nè politici, nè comuni. Di grazia, di perdono hanno bisogno soltanto i giudici.
X. LA CONDANNA DELLE IDEE
Avvenne dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali Militari ciò ch’era avvenuto pei tumulti: l’attenzione del pubblico concentrossi a Milano.
Quasi tutte le udienze del Tribunale di guerra consacrate ai tumultuanti di Maggio ebbero la loro speciale importanza in quanto che somministrarono gli elementi migliori pel retto giudizio sull’indole vera dei moti; la sintesi sui vari elementi, poi, si desume chiara e completa dei due processi dei giornalisti e dei deputati, come vennero denominati.
La qualità degli accusati e la natura dei reati che vennero loro imputati spiegano il fenomeno e danno ragione del vivo interesse col quale gl’italiani ne seguirono lo svolgimento. Allora venne in discussione esplicitamente il complotto.
È chiaro: se si fosse provato che le sommosse della primavera del 1898 furono la conseguenza della preesistente organizzazione e della decisa determinazione di un partito per provocarli e riuscire ad una rivoluzione, la gravità delle prime sarebbe stata enorme ed avrebbe potuto giustificare sino ad un certo punto l’allarme delle classi dirigenti e dei conservatori e l’azione spiegata dai governo. Ma la dimostrazione mancò completamente.
Nei moti del mezzogiorno non si tentò neppure di accennare alla esistenza di un complotto, tanto essi furono improvvisi, disordinati, apolitici. Se ne parla in Toscana. Ma a Firenze dove avrebbe dovuto farsi più palese, il complotto fu escluso quando più la paura spingeva alle esagerazioni, anche sincere, dall’organo massimo dei conservatori: dalla Nazione. L’importanza e la natura reale dei tumulti, quando più viva era l’impressione dai medesimi suscitata, può dedursi dai seguenti brani, che tolgo da quel giornale: «Dopo il giorno 6 Maggio, non una mosca venne molestata; nessun disordine fu segnalato dentro le mura cittadine; e nemmeno nel giorno sei nessun disordine sarebbe accaduto... se si fosse operato in altro modo... Questi fatti dolorosi non si sarebbero certo prodotti se, mentre si era esagerato l’allarme con la ingiunzione di chiudere le botteghe e dopo aver fatto uscire la truppa, quando meno ve n’era bisogno, non si fosse abbandonata la Piazza Vittorio Emanuele, lasciando rinchiusi, poco lontani, interi battaglioni di truppa».
Così la Nazione del giorno 7 Maggio, che rincalzava il 9: «Il panico fu superiore ai fatti avvenuti. Giornali esteri e, sopratutto i giornali di certe regioni, che hanno interesse a far concorrenza a Firenze, diffondono le notizie più esagerate. — Ed è obbligo delle autorità il farle smentire».
Ci fu tanto il complotto, che l’avvocato Fiscale, per i caporioni arrestati a Firenze, chiese il massimo di un anno[39].