Chi può negare il progresso compiuto in quattro anni? In Italia non si cammina, si galoppa sulla via della reazione...
Dichiarare criminose le idee; processare il pensiero; condannare la pacifica e legittima propaganda...! Ma per impedire tutto ciò che ritenevasi mostruoso, per acquistare la libertà delle idee, del pensiero, della propaganda, migliaia di martiri lasciarono la testa sul patibolo o gemettero per anni ed anni nelle galere del Piemonte, dell’Austria, del Papa, del Borbone: per conquistare tanta libertà, l’Italia fece cento insurrezioni e parecchie sanguinose rivoluzioni che costarono la vita a migliaia dei suoi figli!
Il gretto e prosaico materialismo contemporaneo risponde a queste evocazioni liriche con una sdegnosa scrollatina di spalle indicante il nessun conto in cui devono tenersi questi ricordi oramai troppo antichi, stantii.
Ebbene, questa incoercibilità del pensiero, questa legittimità della propaganda delle idee hanno in favore la parola indiscutibilmente autorevole di un contemporaneo: di Giuseppe Zanardelli, in nome del cui Codice Penale si processa e si condanna[44].
Se Zanardelli appare un dottrinario liberale, si rievochi la memoria di un conservatore autoritario, quella di Silvio Spaventa, che non solo la libertà delle idee voleva piena ed intera, ma anche quella di riunione e di associazione[45].
Ad ogni modo confortiamoci. Contro le aberrazioni di Tribunali, i cui giudici educati nella caserma ignorano il diritto, la storia, la politica, la scienza sociale, c’è il correttivo: c’è la suprema Corte di Cassazione di Roma — la cittadella del diritto, la magistratura istituita per mantenere la esatta osservanza delle leggi[46].
Vero è che il supremo magistrato nel 1894 dette uno strappo allo articolo dell’ordinamento giudiziario, che assegnavale l’altissima funzione di mantenere la esatta osservanza delle leggi, rinunziando a conoscere delle illegalità dello Stato di assedio e dei Tribunali Militari; ma si poteva vivere sicuri che le sentenze dei Tribunali militari, che colpirono le idee, le opinioni, la propaganda pacifica sarebbero state annullate e avrebbero condotto alla liberazione dei cittadini ingiustamente condannati. Ci si poteva contare, perchè la Cassazione nel 1894 — nelle cause Fiorenza e Molinari — aveva proclamato costituire violazione di competenza, sindacabile in Cassazione:
I. il qualificare eccitamento alla guerra civile un semplice danneggiamento, un tumulto, ecc.
II. il qualificare come fatti diretti ad eccitare la guerra civile le semplici conferenze, le lettere, gli articoli di giornali, ecc.
III. il ritenere in rapporto immediato di causalità con gli avvenimenti, che provocarono lo stato di assedio, le conferenze (tenute anteriormente ad essi) nelle quali non si uscì dal campo degli incitamenti a semplici parole ed in cui non si presero accordi o determinazioni per compiere i fatti criminosi poi consumati.