Non è chiaro che colle massime riconosciute dalla Cassazione nel 1894 la condanna dei giornalisti e dei deputati nel 1898 è ingiusta e sarà cassata? È chiaro come la luce del sole; ma non è utile nel momento storico che attraversiamo e la Cassazione mettendosi in armonia coi tempi e cogli uomini che ci governano, ripudia le massime solennemente promulgate e conferma la sentenza contro la libertà del pensiero e contro la legittimità della propaganda[47]. Da questa minima capitis diminutio alla massima che si ebbe nel 1894, la decollazione della giustizia è compiuta![48]
Commentando quest’ultima sentenza della Suprema Corte di Cassazione di Roma, un giornale amaramente conclude:
«A noi pare che i giudici della Corte abbiano fatto opera meritevole di elogio per parte d’ogni buon patriota. Essi hanno conferito valore al concetto unitario».
«L’unità politica fu conseguita nel 70.
«L’unità morale è posteriore; è dovuta a uomini di grande pregio, non ultimi il Depretis, il Crispi e il Rudinì; i settentrionali passarono ai meridionali il contagio delle speculazioni; questi insegnarono a quelli il modo di reprimere con energia (vulgo violenza) i tumulti delle folle: per questa via si ebbe l’unità. Ora si aggiunge, terza, l’unità della giustizia.
«Alcuni (i sobillatori non mancano mai) andavano bucinando che, oltre la giustizia militare, una ve ne fosse, detta, non si sa perchè, civile. Tentavano portare una divisione nel campo della giustizia: una specie di lotta di classe con annesso eccitamento, ecc., ecc.
«Ma i giudici della Corte suprema, con pensiero altamente patriottico, han voluto significare con la sentenza d’oggi che la giustizia in Italia è unica ed uniforme. Gli antichi dettaron la massima: cedant arma togae; massima da baggei; noi siam gente moderna, e noi non ci sappiam figurare la giustizia se non armata di spada.
«Concludendo, l’Italia ora può dirsi compiuta. Ha l’unità politica, l’unità morale e l’unità giuridico-militare. Non è ancor perfetta l’unità tributaria, troppe essendo le disuguaglianze tra cittadino e cittadino: ma per la perequazione della miseria sta provvedendo alacremente l’agente delle tasse».
In questa conclusione sull’unità giuridico-militare raggiunta, c’è da fare una correzione: essa non data dal 1898; pur troppo e più antica!
Le pietre miliari della decadenza della Magistratura cosidetta civile sono innumerevoli: dal processo Lobbia al processo Tanlongo; dalla impunità assicurata ai grandi ladri delle ferrovie a quella accordata agli assassini di Frezzi, di Donati, di Castellano, di Siculiana. Questa magistratura civile, che non ebbe viscere per trovare un responsabile della catastrofe della miniera Virdilio-Mintinella e per assegnare un misero compenso alle desolate famiglie degli ottanta minatori che vi lasciarono la vita; questa magistratura, che non trova modo di colpire i ministri delinquenti; questa magistratura che delicatamente avverte prima delle perquisizioni da fare se i presunti rei.... sono monarchici[49] — oh! questa magistratura civile, e sopratutto umana, trova tutta la sua energia e tutta la sua severità per processare e punire i disgraziati, che rubarono per fame: essa processa e condanna in Torino Margherita Giustetto per essersi impossessata, per trarne profitto, di un chilogramma di frumento del valore di centesimi venti... processa e condanna in Roma un ragazzo a quattro mesi di reclusione per avere rubato quattro grappoli di uva![50]