Questa magistratura civile ha voluto mostrarsi all’altezza della giustizia militare; perciò essa, che in un momento di aberrazione aveva assolto in Tribunale Barbato, lo condanna nella Corte di Appello di Palermo. E perchè da un estremo all’altro del Regno l’unità sia completa e incrollabile, la Corte di Appello di Milano respinge il ricorso dei contumaci facendo fare un passo tanto gigantesco al giure, da espellerlo dalle aule sacre alla giustizia affermando «che le sentenze essendo state pronunziate per esempio non possono venire modificate!»
E dicano gl’italiani se non è santa l’indignazione del deputato Lucchini, membro della Cassazione di Roma, che vede la magistratura compromessa in uffici più o meno politici e polizieschi e che nei giudizi in discorso scorge la rovina della legge, delle istituzioni e dei principî di ordine e di autorità. Della libertà non parla perchè, egli dice, non conta più nulla![51]
Non pel desiderio di chiudere questa dolorosa narrazione con delle frasi sensazionali, per amore di rettoricume da cui rifuggo, adunque, ma perchè le parole del poeta corrispondono rigorosamente alla realtà dei fatti, torno a ripetere con Rapisardi che «passa terribile per la notte» la giustizia, di cui sghignazza la turba; e passa la giustizia
«C’ha il cervel nella borsa e l’anima nell’epa,
Che al boia dice: salve; ed al povero: crepa;
Ch’erto sul banco traffica l’opra, le forze, il sangue,
L’onor d’una cenciosa plebe che stenta e langue,
E scannando se stessa i suoi tiranni impolpa,
D’un formicaio umano, cui la miseria è colpa.
La sventura destino, il lamento delitto,