Un patibol la vita ove Dio l’ha conflitto,
L’error pane dell’anima, un tranello l’inferno
La speranza una frode, la giustizia uno scorno...»
Il poeta si rinfranca perchè sente imminente l’arrivo di un’altra giustizia che vince, passa, impugnando la scure di acciaio, squassando la face
«E dal sommo d’un monte, dritta in faccia all’aurora
Grida con bronzea voce di mille tuoni: È l’ora![52]
È l’ora? Lo pensa, lo spera forse, il vate; e bisogna lasciargli questa illusione.
XI. LE CAUSE ECONOMICHE DEI TUMULTI
I giudici più benevoli dei governanti italiani, i cittadini che non sono complici o comunque interessati nella repressione, riconoscono che nell’ultima, ancor prima che si tramutasse in confessata reazione, vi fu eccesso di difesa. Pochi hanno formulato questa colpa del governo italiano con tanta precisione quanto l’on. Galimberti, la cui opinione non è sospetta perchè anche lui è uomo di ordine come vogliono essere chiamati i nostri monarchici. Egli, trattando della vera responsabilità, riconosce che essa sta nell’eccesso della repressione — specialmente a Milano, dove fu adoperato il cannone contro gli inermi. «Contro gl’inermi il cannone! egli continua. Ecco la colpa di tutti i governi deboli, francesi e spagnuoli, da che si dettero le costituzioni: aver adoperato le armi da fuoco contro gl’inermi... Chi si è assimilato la vita inglese, sa molto bene che le dimostrazioni in Inghilterra assumono proporzioni maggiori che da noi. Si dicono e rimangono infatti dimostrazioni pacifiche solo perchè il governo si guarda bene dal provocare la rivoluzione adoperando le armi da fuoco. Esagerare i movimenti popolari, cambiare le dimostrazioni in tumulti, per mezzo di agenti provocatori, e i tumulti in rivoluzioni per mezzo di cannonate contro castelli in aria, è anche rivelazione d’insipienza politica».
Così scrive saviamente e onestamente un ex sottosegretario di Stato e non c’è da aggiungere che questo corollario: chi commette un eccesso di difesa è colpevole in diritto privato e merita una condanna — anche lieve. Non può essere diversamente in politica, dove dal diritto privato, male a proposito, è stato trasportato il principio della legittima difesa[53]. In Italia, nell’anno 1898 — in altri tempi le cose procedevano diversamente: lo vedremo — ai colpevoli anzichè pena toccò in sorte l’apoteosi: l’abbiamo visto. Di più: gli strumenti principali dell’eccesso di difesa, i militari, furono chiamati a giudicare le vittime!