E poi: sotto gli stimoli della fame si pretende che gli uomini ragionino! Ma ragionarono mai le folle impulsive? e perchè avrebbero dovuto ragionare in Italia, dove in quarant’anni nulla si fece per elevarne la cultura intellettuale e morale?
XII. LE CAUSE POLITICHE E MORALI
Ebbi occasione di avvertirlo: i tumulti, appena risalgono dal mezzogiorno verso il nord e si ripetono a Milano, avviene un perturbamento profondo nell’animo e nella mente dei monarchici tutti. Essi non sanno o non vogliono rendersene ragione e mutano linguaggio e dopo essersi confessati rei, perchè autori del malgoverno fatto dall’Italia per quarant’anni, si fanno accusatori degli avversari politici, alla cui propaganda sovversiva attribuiscono in Milano ciò che in tutto il resto della penisola avevano attribuito all’azione della collettività governante.
Spiegano e giustificano — spesso in buona fede — il mutamento dell’attitudine colle condizioni economiche di Milano: non intendono che Milano ricca e prospera possa abbandonarsi a quelle sommosse, che altrove scoppiarono improvvisamente per fame.
Questo mutamento, che — è bene ripeterlo — non sempre è suggerito dalla mala fede, più che ignoranza della storia e della scienza politica, indica l’accecamento, cui tutti andiamo soggetti di fronte a certi avvenimenti che ci scuotono profondamente e ci producono un risveglio doloroso. La paura, il dispetto, la sorpresa, allora riescono all’amnesia più o meno completa; pare che subiamo un improvviso tuffo nel fiume Lete e così dimentichiamo ciò che la storia di tutti i tempi e di tutti i paesi, a qualunque grado di civiltà, ci ha insegnato; e il suo insegnamento chiaro e costante è questo: tumulti, sommosse, insurrezioni, rivoluzioni spesso non traggono origine immediata da cause economiche; e tumulti sommosse e risurrezioni precedono e preparano quasi sempre le rivoluzioni. Sicchè governi e classi dirigenti, che hanno interesse ad impedire le rivoluzioni, nei tumulti dovrebbero scorgere degli avvertimenti salutari.
Riguardo all’etiologia di questi perturbamenti politico-sociali, senza voler fare dell’ecletismo comodo, ma per semplice ossequio alle realtà, ci si deve tener lontani tanto dalle esagerazioni del Loria, che nei medesimi sempre scorge il substratum economico se non l’azione diretta ed immediata delle cause economiche; quanto delle altre di Lombroso, che soverchiamente riduce l’influenza del fattore economico contraddicendo alle teorie del determinismo economico.[77] La verità è che i vari fattori sociali — economici, politici, morali, intellettuali, ecc. — alternano la loro azione nella determinazione dei perturbamenti politici di vario grado; e che tutti, poi, essendo tra loro intimamente connessi, non riesce agevole scinderli ed assegnare a ciascuno di essi l’efficienza precisa ed esclusiva.
Queste considerazioni si applicano a rigore di termini ai tumulti di Milano; i quali inducono a ricercare se nella capitale morale d’Italia, in mancanza delle cause economiche, non avessero potuto agire le cause politiche e morali.
La ricerca sulle condizioni politiche e morali del regno va preceduta da qualche osservazione che ha speciale importanza tra noi.
L’influenza delle condizioni politiche e morali, alcuni, a torto, vorrebbero deriderla e metterla in cattiva luce sotto il nome d’idealismo politico; certo è che tutti, anche i derisori, s’inchinano riverenti verso le manifestazioni di questo idealismo, quando si constatano in casa altrui o si riferiscono a tempi remoti. Così tutti leggono ammirando ciò che Louis Blanc scrisse nella sua magnifica Storia dei dieci anni sulle cause essenzialmente politiche e morali, che determinarono in Francia le due rivoluzioni del 1830 e del 1848. Giuseppe Zanardelli, con parola elevata ed opportuna, nella Camera dei Deputati, onde stigmatizzare le violazioni dello Statuto perpretate da Crispi nel 1895 ricordò, per lodarla, la resistenza del Parlamento e del popolo francese agli arbitri di Carlo X e del suo ministro Polignac, resistenza che doveva fatalmente condurre alle barricate di Luglio. Ed è caratteristico, che le barricate di Febbraio 1848 in Parigi ebbero a pretesto la proibizione dei banchetti elettorali, in risposta sdegnosa al materialismo volgare di Guizot, che da Lisieux aveva gridato ai francesi: arricchitevi! quasi a distorli da ogni preoccupazione di ordine politico e morale.
Non basta. Quanto più le rivoluzioni sembrano sottrarsi alla influenza delle cause economiche, dei disprezzati impulsi partiti dalle contrazioni dello stomaco, tanto più esse vennero esaltate e glorificate da poeti e da storici, da romanzieri e da politici come la espressione ideale dei più nobili sentimenti umani. Questa esaltazione per oltre cinquant’anni formò specialmente tutta la educazione politica e intellettuale degli italiani; e ad essa consacrarono le forze i migliori ingegni del paese, che fecero fiere campagne contro coloro che, immemori delle origini e delle vicende dello Stato italiano, i precedenti rivoluzionarî, con tutti gli annessi martiri ed eroismi, non tennero abbastanza in onore. Chi lo crederebbe? Anche oggi alcuni contro i socialisti non sanno scagliare altra accusa se non quella di sacrificare tutto al culto della materia!