Se dal lato negativo della statistica morale si passa a quello positivo, in qualche modo rappresentato dalla beneficenza e dalla previdenza, riscontriamo dati che armonizzano coi precedenti e li spiegano. A Napoli si spendono L. 118,72 per 100 abitanti per beneficenza pubblica ed a Milano 185,15. Ma queste cifre non danno che una pallidissima idea dello spirito filantropico di Milano, in tutte le sue classi sociali. Chi volesse rendersene conto, legga in Appendice ciò che brevemente ci scrisse persona che conosce la capitale morale e non potrà fare a meno di sentire per essa una viva ammirazione.
Accanto alla beneficenza sta la previdenza. Oltre il Monte di Pietà e la Cassa di Risparmio, a Milano vivono o meglio vivevano, prima che la raffica reazionaria le devastasse, oltre 160 associazioni di mutuo soccorso tra professionisti ed operai di ogni specie. Si può assicurare che i più umili mestieri e i più vari hanno la loro associazione di mutuo soccorso; prima fra tutte l’Associazione generale, che ha un capitale di oltre 600,000 lire e che per potenza economica e numero di soci gareggia con quella di Torino; entrambi sono tra le pochissime in Italia che reggono al paragone delle inglesi. Milano, colle sue diverse opere di beneficenza e di previdenza, spende la bella somma di circa otto milioni e duecento mila lire all’anno.
Floridissima e bene organizzata era la Camera del Lavoro, cui il municipio aveva accordato un sussidio annuo di L. 10,000 e la sede gratuita in via Crocefisso ed a cui facevano capo circa 120 sodalizi che rappresentavano tutto il lavoro manuale e parte di quello intellettuale — associazioni tra insegnanti, ecc. — Serviva come intermediaria tra capitale e lavoro, tra l’offerta e la domanda di lavoro e patrocinava gli interessi dei lavoratori.
L’opera sua fu sempre efficacissima e spesso compose degli scioperi o li evitò; lo stesso Municipio in qualche occasione si rivolse ad essa. L’ultima sua buona opera compiuta fu nello sciopero dei tramvieri, che durò un sol giorno e terminò colla vittoria dei lavoratori contro il Municipio e contro la società Edison. L’ira della reazione non la risparmiò, non ostante che non avesse carattere politico.
E colla Camera del Lavoro possiamo passare alle associazioni schiettamente politiche. Quelle di mutuo soccorso hanno ciascuna una prevalente tendenza politica; l’Associazione generale, ad esempio, è nelle mani dei monarchici moderati che se ne avvalgono ed acquistano una influenza superiore alla loro forza reale. La norma delle associazioni monarchiche è la Costituzionale presieduta dal nobile G. Visconti Venosta e dove si raccolgono i reazionari più feroci, reclutati nell’aristocrazia e nella grassa borghesia: le sue idee vengono rappresentate nella stampa della Perseveranza. Sono monarchiche varie società fra militari ed alcuni circoli elettorali — tra i quali un Comitato elettorale permanente nel terzo collegio, che tra i principali capi di accusa contro i suoi avversari enumera quello di essere appartenenti alla massoneria. Merita menzione speciale il Circolo popolare, che vorrebbe un partito conservatore moderno ben distinto dal reazionario, a cui appartengono Prinetti e Ambrosoli, tra gli altri deputati; ma che sinora non è riuscito ad avere molta fortuna; non ne ha avuto una maggiore l’Associazione monarchica fra gli studenti milanesi.
Un tempo era potentissimo il Consolato Operaio schiettamente democratico e che fu lo strumento della vittoria clamorosa della lista democratica e repubblicana alla prima elezione generale a suffragio allargato nel 1882. Fu battuto in breccia dai socialisti, che gradatamente gli sottrassero molti importanti sodalizi e gli era stato sostituito il Tribunato dei lavoratori, ch’era schiettamente repubblicano[103]; e repubblicani erano molti circoli elettorali ed altre società — compresa una d’irredenti ed altre fra gli studenti raccolti nel Fascio Carlo Cattaneo. Repubblicani e democratici potevano contare su di alcune società di mutuo soccorso, sulla Società democratica tra i Reduci dalle Patrie battaglie e sulle Società Reduci volontari garibaldini.
Erano oltre venticinque le società e trenta gli oratorii cattolici, nei quali stava la forza disciplinata del partito clericale. Alcune organizzazioni avevano scopo esclusivamente elettorale e riuscirono utilissime ai moderati nelle elezioni amministrative.
I sodalizi socialisti sembravano scarsi di numero; ma erano mirabilmente organizzati e di una sorprendente attività. Alla Federazione socialista, all’Associazione elettorale socialista, al Circolo di studi sociali facevano capo molti circoli — alcuni prevalentemente elettorali — ed altre utili istituzioni, come il Ristorante cooperativo di Ponte Seveso che riusciva efficacissimo per la propaganda. L’organizzazione socialista era la più disciplinata e la più forte: la sola che poteva competere col partito clericale. Nè la disciplina veniva rotta dalle diversità della corrente che cominciava a designarsi tra i moderati guidati da Turati e dalla Koulischoff, che volevano accordi coi partiti affini, e gli intransigenti che di accordi non volevano sapere in alcun modo. Gli uni e gli altri — moderati e intransigenti — erano decisamente avversi a qualunque tentativo rivoluzionario, almeno tra gli elementi direttivi e tra gli oratori delle frequenti e frequentate conferenze.
Con un cenno alla Massoneria — scissa durante il governo Crispi, perchè a lui si riteneva troppo ligio il Gran Maestro del tempo — alla Società internazionale per la pace, dove trovano posto uomini di tutti i colori — dal conservatore Albasini-Scrosati ai repubblicani Maffi e Premoli — e al Circolo per la solidarietà internazionale, ch’è una emanazione della precedente, con intendimenti più larghi e più pratici, pongo termine alla rapidissima rassegna delle associazioni di Milano, che possono già dare un adeguato concetto della sua vivace attività politica, che meglio risalterebbe dalla storia dei suoi singoli collegi fatta al lume dei risultati elettorali. Le ultime elezioni, ad esempio, insegnano che nel solo VI collegio, tra socialisti e repubblicani, gli antidinastici sono oltre 3000.
Questi dati politici e intellettuali vengono completati dalle seguenti notizie sulla stampa. Milano ha i giornali più diffusi in Italia, se non i meglio compilati.