Comincio dall’Italia del Popolo che non risorgerà più nella capitale morale e che rivivrà a Roma sotto il semplice titolo: Italia. Benchè intransigentemente repubblicana — talvolta bigotta — e non ben fatta dal lato tecnico e deficientissima pel servizio telegrafico, era riuscita ad avere quattromila abbonati. Era grande il valore morale dei suoi collaboratori — oggi quasi tutti in carcere — ma era maggiore la diffusione delle idee repubblicane; tale da consentirle una tiratura di oltre 15 mila copie, quale non l’ebbero mai L’Unità Italiana, Il Dovere, La Lega della democrazia, non ostante la direzione di uomini che si chiamavano Maurizio Quadrio, F. Campanella, Alberto Mario. E l’Italia del Popolo, per le deficienze indicate, non oltrepassava i confini dell’Emilia.
Tra i quotidiani, il primo posto per la diffusione lo tiene a Milano e in tutta Italia Il Secolo, la cui tiratura oscilla attorno alle 100 mila copie e che esercita una grande e benefica influenza in senso democratico in tutto il regno. E per questa sua azione venne soppresso dal generale Bava Beccaris. Viene dopo Il Corriere della sera, che col volteggiare accorto del Torelli-Viollier, che sapeva a tempo debito secondare l’opinione pubblica e colla grande cura posta nella compilazione, aveva ottenuto una considerevole diffusione. Coll’uscita dell’antico direttore, cui parvero enormi i fasti reazionari dello stato di assedio, si è avvicinato politicamente alla Perseveranza — l’organo più sfacciato della reazione, ma che per fortuna esercita scarsissima influenza, per la sua scarsa diffusione. Non arrivò a guadagnare neppure durante lo stato di assedio, quando ridusse democraticamente il prezzo di vendita da 10 a 5 centesimi.
La Lombardia era un giornale alquanto democratico, non bene definito, ma che per le sue imparzialità godeva di molte simpatie tra la borghesia che non vuole arrivare al Secolo, ma che non può acconciarsi agli organi della reazione; ora ha mutato indirizzo, come è pure mutato tutto il personale di redazione, volontariamente dimessosi per atto di solidarietà con il suo direttore, non avendo voluto il direttore Gianderini acconciarsi a fare un giornale reazionario. Invece è discretamente diffusa La Sera, sempre — almeno sinora — ministeriale, per l’ora tarda in cui si pubblica e che la fa ricercare per le notizie ultime. L’Osservatore Cattolico di Don Albertario e la Lega Lombarda sono i due quotidiani cattolici: la seconda fornica coi moderati e qualche volta assume intonazione conciliazionista.
La Lotta di Classe — risorta sotto il titolo di: Lotta con un valoroso direttore — Claudio Treves — Il Socialista, L’elettore cattolico milanese, il Popolo cattolico, Il lavoratore italiano, clericale, e L’Idea liberale sono settimanali: sarebbe fortuna per tutti se le idee temperate dell’ultima prevalessero tra i monarchici milanesi.
Milano ha inoltre: 23 pubblicazioni commerciali e industriali — tra i quali Il Sole e il Commercio quotidiano; 22 di medicina; 5 giornali giuridici — I Tribunali divennero quotidiani durante i processi politici ultimi; 16 agricole; 22 di moda; 14 strettamente religiose; 29 letterarie, educative, scolastiche, ecc.; 13 per le famiglie ed umoristiche — argutissimo Il Guerrino Meschino e assai popolare L’Uomo di Pietra; 13 teatrali; 3 di viaggi; 5 di pubblicità; 9 di sport, caccia e scherma; 15 di genere diverso; 12 scientifiche — tra le quali Il Pensiero italiano di Pirro Aporti. E chiudo questa eloquentissima enumerazione con un cenno speciale alla soppressa Critica Sociale, che mercè l’opera assidua, intelligente ed amorevole di Filippo Turati aveva acquistato fama grande e meritata in Italia e fuori e che tutti si augurano di vedere risorgere presto e rigogliosa e battagliera, non appena il suo valoroso direttore avrà riacquistata la libertà.
Da tutto ciò si può già concludere che Milano è città essenzialmente politica e intellettuale; e chi conosce la vivacità delle discussioni nei caffè, nei ritrovi familiari, nelle piazze; la frequenza e varietà delle conferenze pubbliche — molte delle quali, naturalmente con diversità d’intenti, organizzate dal florido Circolo Filologico e dalla Società internazionale per la pace — tutte affollate e parecchie tenute nella stessa ora, potrà ancora più agevolmente ricostruire mentalmente l’ambiente psichico di Milano.
Questo ambiente, è naturale, non si formò in un giorno, nè in un anno. Degli anni ce ne vollero perchè quello descritto da Parini si mutasse radicalmente.
Non è qui il luogo per dimostrare quali fattori naturali e sociali abbiano contribuito a preparare e maturare il mutamento facendone un centro attivissimo di vita economica e intellettuale; certamente l’Austria colla sua cura di forche, di piombo e di galera ne ricostituì sano e vigoroso il carattere politico; ne formò la tradizione fiera, indipendente, indomita.
In un solo anno — dall’agosto 1848 all’agosto 1849 — furono eseguite non meno di novecento sessanta sentenze di morte sopra individui accusati o semplicemente sospettati autori di reati politici, compresi taluni pei quali non esisteva neppure il sospetto, ma che vennero giustiziati sol perchè tratti accidentalmente in arresto. Alcune esecuzioni acquistarono celebrità per alcuni episodi eccezionali.
È così che i milanesi vanno orgogliosi del: Tiremm innanz! di Sciesa (1850).