Oh! il momento per togliere di mezzo questa minaccia permanente alla tranquillità dello Stato, di porre sotto tutela.... la capitale morale è veramente opportuno! Quando all’estero, per nostra incancellabile vergogna, si discute sulla convenienza di porre l’Italia sotto la tutela dell’Europa perchè non sa guarirsi dalla miseria e dall’analfabetismo, che generarono il pericolo anarchico[113], è giusto che ci sia all’interno chi voglia spento il focolaio di benessere, di sana energia, di vera civiltà che risiede in Milano!

Se i nuovi Barbarossa esprimessero il sentimento della maggioranza degli italiani sarebbe segno che l’Italia non potrebbe tollerare che una sua grande città venisse chiamata la capitale morale....

XIV. CONFRONTI

Si afferma di ordinario dalle persone che non vogliono darsi la pena di comparare per riflettere ed agire in conformità dei risultati ottenuti dalla comparazione: i confronti sono odiosi. Dovrebbe dirsi invece: i confronti sono dolorosi e vergognosi per coloro che sono costretti a constatare la propria inferiorità e per quanti furono e sono causa della inferiorità stessa.

La comparazione che s’impone quando si è dato il bando all’assoluto è di una indiscutibile utilità nella politica, che vuole essere sperimentale perchè, trovando termini di confronto con dati avvenimenti, si acquistano elementi per una specie di giudizio di appello, ammaestramenti ed indicazioni sulle conseguenze non remote degli avvenimenti comparati a seconda della diversità delle misure adottate di fronte ai medesimi.

Non si deve tacere che nella comparazione e nelle induzioni si deve andare guardinghi, perchè la diversità delle condizioni tra popolo e popolo ed anche tra periodi diversi nella vita di una stessa nazione, può indurre in errore e far formulare previsioni che non si realizzano generando meraviglia e disillusioni; ma, oltrecchè nella fase presente di evoluzione la diversità delle condizioni è in continua attenuazione tra i popoli europei, è innegabile che la comparazione rimane come il metodo migliore per fare della politica sperimentale, pur facendo riserve sulle indicazioni che somministra e ricorrendo a tutti i temperamenti nell’applicazione, che possono essere suggeriti dalla conoscenza delle più salienti diversità di condizioni.

Convinto della eccellenza di questo metodo, mi pare che non si potrebbe conchiudere più opportunamente questo studio sui tumulti della primavera del 1898 e sulla conseguente reazione se non coi confronti sul rispetto delle leggi e delle costituzioni, sulla libertà lasciata ai cittadini, sulle misure adottate dai vari Stati d’Europa in casi analoghi a quelli italiani.

Se si dovesse prestar fede ai grotteschi apologisti del vigente regime italiano, i quali non esitano ad affermare che in fatto di libertà e di osservanza della costituzione il nostro paese nulla ha da invidiare agli Stati più liberi del mondo, e che arrivano all’impudenza di dire che ne gode una maggiore della Francia, si potrebbe stabilire un contrasto stridente ed umiliante per noi, ponendo il paragone tra l’Italia e la Svizzera, tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America; ma queste vanterie si devono prendere per quello che sono: per ridicolaggini divulgate con serietà o per ignoranza compassionevole o per insigne e interessata malafede. Perciò rinunzio a qualunque paragone non solo con detti Stati retti a repubblica, ma anche colle monarchie scandinave, dove da anni i tumulti per cause economiche e politiche sono sconosciuti è dove è illimitata la libertà e tutto vi si discute: dal Re alla organizzazione sociale; da questa alle compagine nazionale[114].

I nostri millantatori si avrebbero a male il paragone tra l’Italia, paese a regime rappresentativo, con la Germania o con l’Austria, stati semplicemente costituzionali. Invece sono le due nostre alleate che avrebbero giusto motivo di offendersi del paragone. Il Cancelliere di Ferro, quando volle darsi nelle braccia della reazione, prima contro i cattolici e poscia contro i socialisti, si armò di leggi. Tra noi invece vige da anni, intendiamoci, e non da ieri soltanto, il cosidetto piccolo stato d’assedio, senza che leggi, e nemmeno i famosi decreti-leggi lo abbiano autorizzato. Le leggi talora sono applicate severamente in Germania; ma quando esistono queste leggi, almeno ogni cittadino sa a che cosa attenersi e a quali rischi si espone violandole. Tra noi l’arbitrio sostituito sistematicamente alla legge produce in tutti una incertezza ed un perturbamento, che sono tra le cause maggiori della nostra decadenza politica.

In quanto a libertà di stampa e di riunione, chi legge il Worwärts e gli altri giornali e riviste dei socialisti, chi ha conoscenza delle conferenze innumerevoli che si tengono in tutte le birrerie di Berlino e della Germania, chi ha seguito l’ultimo congresso socialista di Stuttgart, in cui si affermò la dottrina collettivista da un lato e dall’altro si manifestarono voti aperti per la repubblica e si lanciò una sfida solenne all’Imperatore sulla famosa questione degli scioperi — si convincerà che il confronto non regge.