Gli emblemi, i motti allegorici, che si portano in processione, i discorsi che si pronunziano nei meetings sono dello stesso genere; e questo genere violento non è escluso dal Parlamento; dove, ad esempio, il Wakley, direttore del Lancet e deputato di Londra, domandando l’amnistia pei condannati cartisti di Monmouthshire, chiama traditori i Re e parla di royal miscreants, di royal ruffians — canaglie reali, banditi reali...

Questi saggi di massima libertà di linguaggio, che si potrebbero moltiplicare a piacere, rispondono alla sciocca obbiezione che si sente spesso ripetere in Italia: in Inghilterra si può concederla perchè non se ne abusa. Ed a questa obbiezione rispose qualche anno fa Pasquale Villari, senatore, conservatore ed ex ministro del regno, col seguente giudizio: «La stampa più moderata usa in Inghilterra un linguaggio che a noi parrebbe sovversivo, ma che colà è giudicato prova di un vero spirito conservatore. Da noi si direbbe, che questo è un eccitare i tumulti colà si crede che questo sia un conoscere i propri tempi....[117]».

E parliamo di tumulti e di sommosse, ch’è quello che maggiormente importa.

La storia dell’Inghilterra — proprio per ismentire anche su questo quei capi ameni i quali vogliono stabilire certe differenze di trattamento politico in ragione delle differenze di temperamento tra gli italiani e gl’inglesi — è piena di tumulti e di sommosse assai più gravi di quelli che abbiamo deplorato in Italia nella primavera del 1898.

Se ci rifacciamo alla storia del primo quarto di questo secolo, anche al di là della Manica riscontriamo un periodo agitatissimo di fame, di prepotenze, di tumulti, di repressioni, di reazione, che nulla o ben poco ha da invidiare al nostro presente.

È il periodo dell’ultratorismo contrassegnato dal sistema iniquo delle imposte, dalla niuna protezione sociale ai lavoratori, dalla prevalenza megalomaniaca e militaresca, dalla mancanza di libertà politica e di giustizia penale. Fu la vergogna dell’Inghilterra e scomparve più di settant’anni or sono.

Sorpasso sui tumulti del 1829 e accenno appena a quelli che si riferiscono alla prima riforma, per fare comprendere a coloro che non conoscono gli inglesi quale sia la flemma e il rispetto delle persone e delle leggi di questi famosi anglo-sassoni.

Nel 1831, appena Lord Russell presentò il bill di riforma, vi furono luminarie e dimostrazioni di gioia. In Italia gli amici delle riforme si sarebbero contentati di manifestare la propria soddisfazione con degli evviva! In Inghilterra si sentì il bisogno di una vigorosa sassaiuola contro i nemici del bill; e la sassaiuola degenera in gravi tumulti dopo il rigetto da parte dei lords (18 ottobre 1831). Si fanno le elezioni generali sulla questione della riforma e riescono favorevoli al bill; e allora, in previsione della opposizione della Seconda Camera, i lords vengono minacciati e scoppiano dappertutto tumulti sanguinosi. Viene bastonato il duca di Newcastle; schiaffeggiato il marchese di Londonderry; gettato da cavallo il duca di Cumberland — un membro della famiglia reale!

Si riesce ad immaginare che cosa avverrebbe in Italia se casi simili si verificassero? Un milione almeno di cittadini sarebbe gettato in galera; della costituzione non rimarrebbe traccia; meno ancora del disegno di legge. Cedere in Italia alla pressione della piazza: vergogna! orrore! Nulla di tutto ciò in Inghilterra. Il bill ebbe il suo corso e i lords, ammoniti a scongiurare bufera più tremenda, non osarono più respingerlo. Non solo: il Re — oh scandalo! — favorevole al bill, annunziò che avrebbe licenziato le persone di casa reale, che non si adoperassero pel suo trionfo.

Ancora un dato interessante. Scoppia un altro tumulto in Londra il 13 maggio 1833; un policeman viene ucciso, altri feriti. Ebbene, i giurati mandarono assolto l’uccisore per omicidio giustificato.... In Italia, per Decreto reale, sarebbe stata soppressa la giuria. Fermiamoci ai tumulti più caratteristici: a quelli che si riferiscono al movimento cartista durato dieci anni e più — dal 1837 al 1848. Ci dobbiamo fermare a questi tumulti perchè hanno qualche analogia coi nostri e per questo aneddoto di dolorosa attualità.