Paolo Valera — oggi in carcere e ch’era vissuto parecchi anni in Inghilterra — impressionato degli avvenimenti italiani del 1893-94, volle fare conoscere il movimento cartista in una serie di articoli della Critica sociale raccolti in opuscolo con una prefazione di Filippo Turati, nella quale si leggono queste parole:

«Collo studio sul movimento chartista, noi squaderniamo al lettore un brano di storia inglese vecchio di mezzo secolo che varcando la Manica e il Gottardo, si ringiovanisce, diventa quasi dell’attualità. Più ancora: diventa forse ad un dipresso, la storia nostra di domani»[118].

Filippo Turati fu profeta. La storia di 60 anni fa è divenuta la storia di oggi.... peggiorata. Niuno lo sa meglio di lui, che soffre nella tetra cella di Pallanza!

Peggiorata? Vediamo.

In Inghilterra ci furono condanne severissime durante il movimento chartista; Iohn Frost ed alcuni altri furono condannati a morte: la pena fu commutata. Ma queste condanne furono conforme alla legge; non stati di assedio; non Tribunali militari; non processi senza difesa e senza garanzia. Si vide anzi questo caso strano: scambi di cortesia, di parole di stima, di ringraziamenti tra.... giudici e condannati. Cose dell’altro mondo!

Non solo questo; ma le condanne, dal punto di vista della legalità, furono meritate e corrispondevano esattamente ai reati commessi. È facile dimostrarlo perchè i fatti abbondano.

In Inghilterra i tumulti non avvennero improvvisi come in Italia; ma furono voluti e preparati. Quando la carta chiesta dai riformatori venne seppellita legalmente, cominciarono a prevalere i così detti cartisti della forza fisica, la cui denominazione dice chiaramente, che la violenza era l’ingrediente principale del loro programma.

Non si trattava di chiacchiere. In quasi tutte le officine d’Inghilterra si lavorava giorno e notte a preparare picche a tre scellini e mezzo per una per la rivoluzione di domani; e i capi volevano che tutti preparassero armi e alle armi si addestrassero. Il reverendo Stephens invitò le moltitudini ad andare ai meetings con un pugnale nella destra e una face nella sinistra; al meetings in Ashton-Under Lyne, dopo una furiosa requisitoria contro il Ministero Whig, domandò alla folla: siete armati? Parecchi gli risposero con delle scariche in aria. — Va bene, disse il ministro di Dio. Buona notte!

Questi comizi notturni e con gli intervenuti armati; dovevano allarmare naturalmente il governo, che li proibì. In questa proibizione di meetings con esercizi militari illuminati dalle torce si vide un insulto al popolo oppresso e una violazione della costituzione; perciò anche alcuni, che deplorarono le violenze dei cartisti della forza fisica, come Feargus O’ Connor, si resero solidali con Stephens.

I motti sulle insegne e i discorsi che si tenevano in questi comizi erano la prova lampante delle intenzioni dei promotori ed organizzatori: erano schiettamente rivoluzionari. Stephens si proclamava rivoluzionario fino al coltello ed alla morte ed insegnava che «riprendere le ricchezze male acquistate» «non è altro che atto di giustizia». Parlando dei padroni delle fabbriche, incitò la folla a coprire di pece e di penne Iones (un padrone) ed a dargli fuoco. Insegnò ai presenti come prendersi del pane: «colla picca sul petto dite ai prestinai che alla prossima volta vi prenderete la pagnotta colla sua punta».... Il farmacista Pott — un altro fanatico cartista — appendeva alle sue finestre palle di piombo dorate con questa scritta: pillole pei tories!