La dinastia che regna nel Belgio non vanta la durata della Sabauda: è nata ieri — nel 1830; le istituzioni presenti non godono del benefizio della tradizione come le inglesi. Le condizioni, adunque, vi sono molto rassomiglianti a quelle dell’Italia. Ed ecco che cosa ci apprende la storia e la vita politica del Belgio.

Non discutiamo sul diritto di associazione e di riunione; una sola parola lo qualifica: è illimitato per tutto e per tutti — pei socialisti e pei clericali, pei monarchici e pei repubblicani. Bandiere rosse, fiori e nastri rossi, marsigliese, carmagnola, ecc., sono ingredienti immancabili d’ogni comizio republicano o socialista e nel quale la polizia brilla per la sua assenza: perciò vi mancano del pari i disordini. E si grida Viva la repubblica! nei comizi, come lo si grida alla Camera dei Deputati, dopo che vi entrarono i socialisti.

Altrettanto illimitata è la libertà di stampa. Giornali e riviste pubblicano continuamente articoli contro il Re, contro la famiglia reale, contro l’esercito, contro tutte le istituzioni e contro tutti gli individui dichiarati in Italia sacri, inviolabili, intangibili e che sarebbero tra noi severamente puniti come sovversivi. Là passano inosservati in tempi ordinari; ed anche all’indomani dei gravissimi tumulti del 1886, il De Fuisseaux — un sovversivo per eccellenza — potè pubblicare un giornale, il cui semplice titolo tra noi costituirebbe un reato: La repubblique belge.

La misura vera di questa illimitata libertà di stampa viene data da ciò che si scrive sulla vita pubblica e privata del Re e della famiglia reale.

Non esiste l’ipocrito rispetto alla formola menzognera: il re regna e non governa, e al Re si fanno rimontare le responsabilità tutte che tra noi si preferisce addossare ai ministri responsabili. Ci vorrebbe un volume, per riassumere soltanto ciò che si è scritto nella forma più violenta contro Leopoldo II a proposito del Congo; a lui si fa colpa anche di qualche inezia: De Fuisseaux lo attaccò vivacemente nel celebre Catechismo del popolo perchè venne annullata la decisione del Comune di Lacken, che lo sottoponeva all’imposta come qualunque altro cittadino[120]. Questi attacchi sono divenuti violenti nell’està del 1898 per il progettato porto militare di Bruges, combattuto aspramente alla Camera dei Deputati da Anseele come una impresa di Re Leopoldo. Su questo porto militare un giornale di Bruxelles pubblica un articolo dal titolo caratteristico: Un roi encombrant nel quale riassumeva i pareri assai violenti contro il Re di altri giornali — tra i quali La Patrie e Le bien public, monarchici e clericali.

Meno male se il Re lo si attaccasse soltanto come capo dello Stato; ma lo si tratta peggio nella sua vita privata. Così nel Peuple (15 Settembre 98) leggevasi un articolo sul Pericolo congolese nel quale lo si consigliava di andarsene nel Congo e costatava con rammarico che egli preferiva di andare a Parigi per trovarvi Emilia d’Alençon e Cleo de Merode. Il Bertrand aveva già accennato alle relazioni scandalose di Leopoldo II con Madame Ieffries. Al Re non si rinfacciarono soltanto le debolezze per le cocottes parigine, ma gli si rimproverò di essere associato negli utili di una bisca ad Anderme e che stava fondando ad Ostenda un gran Casino da giuoco — uso Montecarlo — insieme al suo amico e protetto Colonnello North.

Ebbene: Leopoldo II non richiese la punizione degli autori di questi scritti pubblicati nel Belgio e vendicossi domandandone il sequestro quando vennero riprodotti in Germania dal Proletario e dall’Eco di Amburge[121]. Chi vuol sapere come vengono trattati i suoi congiunti, legga l’opuscolo di Bertrand: Leopoldo II e la sua famiglia. Vi è detto, ad esempio, che il Conte di Fiandra è un vero tipo di degenerato, che gode di un appannaggio di L. 200,000 per la sola ragione ch’è fratello del re; e ancora ciò non è provato, perchè nel Belgio la ricerca della paternità è interdetta.

Non mi permetto di riprodurre ciò che si scrive nei manifesti e nei giornali del movimento antimilitarista, perchè, trattandosi di una istituzione che vive e funziona anche tra noi, darebbe occasione al Fisco d’infierire; potrà aversene un’idea leggendo tutta la collezione della Caserne e del Peuple di Bruxelles.

L’eccitamento all’odio di classe e il discredito delle istituzioni vi sono versati a piene mani. Preferisco arrivare ai tumulti, ai processi ed alle condanne, che hanno analogia con quelli ultimi d’Italia.

Non rievocherò la lotta per il suffragio universale, strappato al governo ed al Parlamento clericale per mezzo di un atto veramente rivoluzionario: lo sciopero generale. Gli animi erano eccitati, la situazione molto tesa: a Bruxelles e nelle altre città del Belgio migliaia e migliaia di operai in isciopero domandavano minacciosamente il diritto al voto e gridavasi a perdifiato: Viva la repubblica! Non stati di assedio, non arresti, non processo. Fu arrestato uno dei capi ed organizzatori dello sciopero, Emilio Vandervalde; ma per una sola notte!