Mancarono i tumulti, perchè mancò la provocazione e mancò l’intervento della polizia. Ci furono altra volta i tumulti e furono tremendi e dettero occasione a condanne severe: furono quelle dell’Année terrible del Belgio, l’anno 1886.
In quest’année terrible, ripeto, ci furono condanne severe: a vita, a 15 anni di lavori forzati, ecc., per i fatti dei dintorni di Charleroi. Ma tutto per le vie ordinarie, per mezzo dei giurati, senza stato di assedio e senza tribunali militari, non ostante che nel momento della repressione tutti i poteri fossero stati accentrati nelle mani del generale Vandersmissen.
Non ostante queste condanne severe, che suscitarono la generale indignazione, nessuno oserebbe paragonarle a quelle italiane dell’anno 1898, di fronte alle quali risulterebbero assai più miti; e soprattutto giuste.
I tumulti furono cagionati dallo sciopero tra i minatori, cominciato il 25 Marzo a Fleurus.
Si riproducono al vero le scene di Germinal e di Happe-Chaire e divengono persone vive i tipi dei capolavori di Zola e di Lemonnier. Le bande degli operai gridando: Viva la repubblica! cantando la marsigliese, seguendo le bandiere rosse, percorrono eccitatissime il paese; pregano, minacciano, impongono lo sciopero e dalle miniere di carbone lo comunicano alle vetriere.
Da principio il governo non interviene; ma il suo intervento diviene una vera necessità di ordine sociale. Sono gli scioperanti armati di revolver, i primi a far fuoco a Gilly sulla guardia civica il 27 Marzo. A Roux, poco dopo, la truppa fa fuoco, ma per difendere uno stabilimento, che gli scioperanti si ostinavano a voler prendere per distrurlo.
Di che cosa fossero capaci i tumultuanti, si vide in diversi punti. Vi furono scene dì orrore vero e se ci si attenesse alle descrizioni che ne dettero i monarchici e i clericali, si potrebbe credere alla calunnia suggerita dalla passione di parte; invece sono gli scrittori socialisti che confessano i saccheggi, i ricatti, le distruzioni, gl’incendi vandalici degli scioperanti di Marzo[122]. Ciò che fecero da Baudoux, un industriale odiato per i perfezionamenti introdotti nell’industria vetraria, fu incredibile. Una banda ubbriacata di saccheggio e di distruzione, dicono Vandervelde e Destrèe, incendiò tutto lo stabilimento, e saccheggiò l’abitazione del Baudoux, mentre una folla immensa assisteva indifferente, senza prestare soccorso ed aiuto di sorta. Al seguito degli scioperanti, aggiungono gli stessi scrittori socialisti, sbucarono dalle loro tane oscure tutte le bestie immonde, i vagabondi, i pregiudicati, i malfattori, che si fanno innanzi in ogni movimento sociale (pag. 69 e 70).
Scene analoghe non si videro in Italia; ma ciò che rende veramente caratteristica la differenza fra i tumulti del Belgio e quelli italiani fu sopratutto la causa.
Si sa che la fame fu la grande sobillatrice fra noi. Nel Belgio i minatori soffrivano alquanto; ma non in modo eccezionale da spiegare i barbarici eccessi menzionati. Destrèe e Vandervelde confessano: questo sciopero sembrava che non avesse alcuna ragione particolare; era diretto contro gli speculatori, contro il Governo, contro la Società, contro chiunque... Era una solenne protesta sociale! C’era ignoranza profonda nel popolo sollevato, che non sapeva ciò che voleva.... C’era nella sommossa un desiderio brutale, feroce, incosciente di godimento e di ricchezza.
Da particolare a particolare, questo si chiama furto. Ma da classe a classe, da nazione a nazione, ciò cambia carattere e costituisce il preludio delle grandi rivoluzioni sociali (pag. 65 e 66).