Non rievocheremo i ricordi dei tempi delle lune di miele del popolo collo Statuto, quando Didaco Pellegrini, eletto mentre era in prigione per reato politico — 2 Dicembre 1848 — venne convalidato e liberato; ma è bene ricordare questo episodio, che si riferisce al periodo più burrascoso della nostra storia. Si era nel 1867 ed a Firenze, appena conosciuto l’arresto di Garibaldi a Sinalunga, una dimostrazione imponente protesta; e protesta con intendimenti, che non ebbero mai i tumultuanti del 1898 nè a Milano, nè altrove; infatti si disarma il picchetto di Guardia nazionale a Palazzo vecchio e si saccheggiano due botteghe di armaiuoli; un brigadiere di P. S. viene ucciso e diciotto agenti feriti. Nulla seguì che possa paragonarsi alla reazione odierna.
Ma il guasto odierno è immenso e nella speranza di suscitare un salutare risveglio, è necessario che si tracanni sino all’ultima stilla il fiele dei confronti storici.
Faremo l’ultimo, che riuscirà amarissimo ai bigotti della monarchia sabauda e che farà rinnovare l’accusa sciocca di leso patriottismo contro chi lo pone: quello col governo borbonico — col governo negazione di Dio.
Nel mezzogiorno, il popolo ha posto già il confronto; e quando certi movimenti della pubblica opinione esistono, il dissimularseli non sarebbe che una ipocrisia, una menzogna pericolosa. Il popolo ha posto tanto il paragone, che deve riuscire la più degradante condanna della presente reazione, che il poeta dialettale notissimo, Ferdinando Russo, la sua canzone per Piedigrotta — per la festa più popolare di Napoli, la festa nella quale si espande l’anima del popolo, la fa seguire dal ritornello: Franceschiello, Franceschiè....
C’è chi s’indigna ed approva il sequestro di una canzonetta, che per bocca di un tipo di plebeo sordidamente ignorante si aggira su questo ignobile tema: Si stava meglio sotto il Borbone[123]. Questa indignazione è del tutto inopportuna o va riserbata tutta, intera, contro i governanti, che hanno fatto strazio dell’Italia ed hanno reso possibile il paragone[124].
Ma è proprio possibile questo confronto?
Chi non tiene conto delle mutate condizioni psicologiche, dei progressi politici e intellettuali, dapertutto compiutisi, nega la possibilità di questi confronti, soprattutto perchè non trova oggi in Italia notizia di fucilazioni, che furono tanto frequenti nel regno delle due Sicilie. Costoro non hanno senso storico e dimenticano che Ferdinando II, se oggi governasse ancora a Napoli, non sarebbe quello di sessanta anni fa, anche senza essere stato costretto a trasformarsi da alcuna rivoluzione. I Borboni di Francia, rimessi sul trono dalla Santa Alleanza, non si sognarono mai di potere cancellare la storia — questa stolta idea non albergò che nella mente del Re di Sardegna — e non ostante gli orrori del terrore bianco, nei primi momenti della restaurazione, non credettero mai più di potere riprendere quei diritti assoluti che con Luigi XIV confusero lo Stato colla persona del Re. Dopo l’assassinio del Duca di Berry, i reazionari rovesciarono il Decazes chiamandolo complice di Louvel: il principe, dicevano, è stato pugnalato da una idea liberale. Ma fu cosa transitoria; e durò meno di quella stessa reazione che in termini identici accusò Zanardelli e Cairoli di avere armato il pugnale di Passanante. La ragione dei tempi s’impose, sotto la restaurazione, in guisa che i più convinti monarchici, che altra volta non si scandalizzarono delle Saint Barthelemy e delle Dragonnades, per bocca di Demarcay e di Casimir Perier protestarono fieramente per avere visto i dragoni caricare la folla inoffensiva; questa ragione dei tempi indusse anche i legittimisti a protestare contro la soppressione di un giornale e l’arresto del suo direttore Robert, rese gigante Manuel in Parlamento sotto la restaurazione e mentre assicura la popolarità al mordace Paul Louis Courier, induce i De Remusat, i Thiers a protestare in difesa della libertà della stampa contro le ordinanze di Luglio.
Questa stessa ragione dei tempi, che comincia ad imporsi alla Russia e s’imporrà alla Turchia, non ostante la protezione dell’Imperatore di Germania, avrebbe trasformato Ferdinando II, che si sapeva Re per diritto divino e che nulla credeva dovesse al popolo. Che cosa avrebbe fatto Re Bombase il popolo, colle sue battaglie e coi suoi sacrifizî, lo avesse creato Re d’Italia?
Un parallelo tra le condizioni odierne e quelle del regime borbonico non si può porre in Sicilia, nè prima del 1848. Non in Sicilia, per lo stesso motivo per cui delle istituzioni e della educazione politica inglese non se ne può giudicare vedendole alla prova in Irlanda. Non prima del 1848, perchè il reame di Napoli era vissuto al difuori delle correnti innovatrici europee e della ferocia politica era meno responsabile di quella identica che il governo del Regno di Sardegna spiegò sino a quell’epoca verso la Giovine Italia o verso i liberali del 1821.
Non possono sorprendere anche dopo il 1848 le fucilazioni ch’erano nei codici non solo, ma nella coscienza pubblica. Sarebbero uno spaventevole anacronismo oggi in Italia pei reati politici, quando la pena di morte è stata abolita per gli assassini comuni efferati e pei parricidi.