Art. 3. Dopo l’inquisizione, la Commissione rimetterà gli atti alle autorità ordinarie competenti a norma delle leggi di Procedura Penale.
Art. 4. La Commissione avrà facoltà di fare incarcerare le persone per misura preventiva e ritenerle in carcere per un periodo non maggiore di 15 giorni, dopo i quali dovrà rimandarli all’autorità competente per farli giudicare».
Dedichiamo questo decreto a coloro che commemorarono in Napoli il 15 Maggio. In questo decreto, la retroattività era stabilita con data certa e non si aveva, almeno, un processo per reati commessi quattordici anni prima... come in Italia.
Lo stato di assedio in Napoli non durò un mese: venne tolto il 14 Giugno 1848. Ma un mese di stato di assedio intensamente applicato in Napoli avrebbe potuto valere ai servizi della reazione quanto i quattro mesi di Milano. Adagio, non calunniamo... i borboni.
Si potrebbe pensare che durante lo stato di assedio siano stati arrestati e processati tutti i liberali — almeno i capi più noti — punita qualunque manifestazione sovversiva; — così almeno si è fatto in Italia. Nulla di tutto ciò. A Napoli avvennero cose addirittura sbalorditive.
A Napoli la Gazzetta Ufficiale pubblicava la lista di sottoscrizione in favore... dei liberati dal carcere politico. A Napoli il tenente De Sauget — morto generale del Regno d’Italia — e il tenente di artiglieria Bellelli rifiutarono le onorificenze date loro per la repessione dei moti rivoluzionarï... e non furono molestati[127]. A Napoli si trovò un Procuratore del Re, De Horatiis, che rifiutossi di sottoscrivere l’ordine di arresto per Silvio Spaventa. Mancano i fatti analoghi nell’Italia nuova e libera.
A Napoli — caso ancora più sbalorditivo — furono imputate 321 persone immediatamente dopo il 15 Maggio; ma solo contro 59 arrestati e 11 contumaci continuò il processo. I capi, i veri promotori del movimento, liberali del resto, non vennero arrestati durante lo stato di assedio — pare impossibile a chi ricorda i recentissimi casi nostri. Ferdinando II, l’odiato e odioso Re Bomba, non voleva abusare della vittoria; non ne abusò sino a quando non ricominciarono le manifestazioni rivoluzionarie e le cospirazioni. Occhio alle date. Il primo arresto pel processo cosidetto dell’unità italiana, nella persona di Nicola Nisco, avveniva in Novembre del 1848; Silvio Spaventa venne arrestato il 13 Marzo, Settembrini il 23 Giugno, Poerio il 19 luglio, Scialoia il 26 Settembre 1849... Un anno e più mesi dopo le barricate di Maggio! Forse il processo non sarebbe continuato se altri gravi avvenimenti non avessero allarmato il Re; il 16 Settembre 1849 un gruppo di liberali volle turbare la benedizione data dal Papa dalla terrazza del Palazzo Reale, gettando delle vipere; e Faucitano veniva arrestato colle vesti abbruciate e le mani annerite per una bomba, che gli scoppiava in tasca.
E come condotti i processi sotto i borboni! Durò otto mesi il processo cosidetto dei 42; si svolse innanzi ai magistrati ordinari; i migliori avvocati difesero gl’imputati[128]. Gli storici liberali deplorano che si sia prestata fede alle deposizioni dei birri del tempo e che si siano istruiti i processi in base a denunzie anonime.... Sappiamo ciò ch’è avvenuto in Italia![129].
Le condanne? Severe: tra le quali sette di morte, tutte commutate, nel solo processo dei 59.
C’è ancora una statistica più eloquente: quella delle condanne. Mariano D’Ayola, vittima dei borboni, assicura che dal 1815 al 1856, sotto il governo negazione di Dio, ci furono 2067 condanne politiche — in quarant’uno anni![130] In Italia, in pochi mesi, i soli Tribunali militari di Napoli, Firenze e Milano ne condannarono circa 2500!! E non si aggiungono le condanne dei Tribunali ordinari in tutto il resto d’Italia.