«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli affari esteri, preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero, ma dirà solo quanto conviene si dica, e nulla più.
«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi colleghi, presentasse una relazione dalla quale risultasse che i moti dello scorso maggio si spiegano in molta parte col disagio economico, pare a me che farebbe opera non solamente vana, ma insana, se non sapesse di poter presentare contemporaneamente i provvedimenti più acconci per migliorare questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto delle sommosse».
Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in esecuzione, vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui si farà parola più innanzi.
[13]. Per completare le notizie sulla natura dei fatti che determinarono la proclamazione dello Stato di assedio in Toscana, aggiungo che la Gioventù monarchica portò una vivace protesta contro il contegno provocante della questura di Firenze il giorno 7 maggio al Fieramosca. Questo — giornale monarchico e temperato — scrisse che sarebbe bastata una buona annaffiata per spazzar via la ragazzaglia che si abbandonò ai tumulti.
[14]. La Perseveranza, del giorno 9 Maggio, ad esempio, denunzia formalmente La Brianza lavoratrice; dice cosa iniqua il non sequestrarla. Dopo avere dato precise indicazioni al Procuratore del Re, si compiacque in un numero successivo che fossero stati esauditi i suoi desideri. Dei singoli privati la stessa Perseveranza scrisse in guisa che la Lega Lombarda ebbe a parlare di delazioni. Il giornale milanese prese gusto al mestiere e denunziò pel sequestro L’Italia Nuova di Lugano, il Dovere e la Rivista popolare di Roma. Un trafiletto della cronaca del Corriere della Sera sul linguaggio dell’Italia del Popolo del giorno 6 Maggio, parve una denunzia per la soppressione avvenuta immediatamente dopo. Parecchi giornali accolsero e commentarono quel trafiletto come vera denuncia. Quando il commento venne riprodotto nella Rivista popolare, il Corriere della Sera protestò energicamente. In quella protesta sta la più severa condanna dell’atto in sè e della Perseveranza che l’ha ripetuto. Sento il dovere altresì di scindere le responsabilità nel parlare dei conservatori lombardi. Una parte di essi inflisse il biasimo più severo alla condotta dei reazionari. La lettera aperta di Torelli-Viollier a Luigi Roux (Stampa di Torino 1898, N. 163) rimane un documento schiacciante contro gli ubbriachi reazionari di Milano. La parte giovane e sinceramente conservatrice della Lombardia fece sentire più volte la sua voce anche durante lo stato di assedio, per mezzo dell’Idea liberale di Milano. Ma tutta l’amarezza dell’animo per lo strazio dello Statuto, della legge e della libertà, detta rivista la manifestò appena potè sentirsi liberata dalla cappa di piombo del generale Bava Beccaris, con una lettera aperta del direttore G. Borelli indirizzata a me (N. del 15 Settembre 1897). Anche tale lettera suona condanna severissima dello stato di assedio e dell’opera compiuta dai reazionari. La voce del Torelli-Viollier e del Borelli hanno eccezionale importanza perchè è quella di due monarchici e per soprassello moderati, che conoscono gli uomini e gli avvenimenti del loro paese. Il Borelli e l’Idea liberale si possono considerare come la espressione dei sentimenti del Circolo Popolare di cui il profugo, che citerò più innanzi, scrive che è un gruppo quasi repubblicano per la monarchia e troppo monarchico ancora per la repubblica e che perciò non potè fare molta strada.
[15]. Per la verità. Appunti sullo stato di assedio a Firenze del Comm. *** — Firenze, Settembre 1898. pag. 6 e 7.
[16]. La sommossa di Milano — Note di un profugo — Ginevra 1898, pag. 13 a 29.
[17]. Note di un profugo, pag. 29. Il profugo è il Professore Ettore Ciocotti.
[18]. Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850 — Firenze — Le Monnier, 1853 — Vol. I, pag. 11.
[19]. L’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale di Milano su proposta del Senatore Negri venne votato per alzata e seduta. Tutti si alzarono ad eccezione dei consiglieri Majno, Angiolini e Carabelli.