[20]. Discorso pronunciato alla Camera dai Deputati sul Disegno di legge per l’ordinamento dell’esercito nella tornata del 5 maggio 1897. A proposito di onorificenze si ricordi la polemica sollevata da Massuero — convintissimo monarchico — colla notizia pubblicata sulla punizione grave — la messa in disponibilità — inflitta al colonnello Crotti per avere rifiutato qualsiasi onorificenza agli ufficiali del proprio reggimento. La motivazione del rifiuto era elevata: da soldato che ama il proprio paese. L’Esercito smentì fiaccamente; ma seguitando la polemica potè anche sapersi che chi propose la punizione sia stato il Generale Pallavicini, forse quello che diresse il fuoco ad Aspromonte contro Garibaldi. Se è lui, si vede che invecchiando non ha mutato natura.
[21]. Molti monarchici protestarono contro le pazzesche manifestazioni di riconoscenza all’esercito; nobilmente il prof. Nitti nella Riforma Sociale. L’aberrazione dei civili fa comprendere perchè, ubriacatisi di lodi, abbiano perduto la testa i militari. Un capitano Ranzi, nei servizi resi dall’esercito nel 1898 trovò la giustificazione del militarismo e l’occasione per attaccare aspramente Guglielmo Ferrero per le sue brillanti conferenze contro la guerra e contro il militarismo — riunite in volume e pubblicate da Treves — alle quali, quasi, si attribuivano i tumulti. Ferrero rispose con un magistrale articolo nella Vita Internazionale di Milano (Novembre 1898) mettendo in evidenza la poca consistenza delle virtù dei nostri ufficiali.
[22]. Nella seduta del Consiglio Comunale di Milano del 22 agosto 1898, venuta in discussione la trasformazione dello Statuto dell’Umanitaria, il consigliere De Herra adoperò frasi scottanti contro il colpo di mano dei moderati, che trassero profitto dello stato di assedio per impadronirsene. L’amministrazione, anche sotto lo stato di assedio, impose la nuova cinta daziaria. Ci fu chi volle assicurare il maximum della impopolarità alla setta, proponendo il collocamento sulla piazza all’uopo destinata della statua di Napoleone III, nascosta da tanti anni nell’atrio del palazzo del Senato dove la confinò la volontà dei cittadini.
[23]. Basta leggere l’ultimo numero del Secolo (7-8 maggio) pubblicatosi sotto il regime della sciabola per convincersi della brutalità della misura presa dal Regio Commissario in odio non dei repubblicani e dei socialisti, ma dei semplici democratici. In quel numero, in prima pagina, si parla, è vero, con parole severe del cinquantenario dello Statuto, che doveva celebrarsi l’indomani in Torino; ma le sue parole erano più moderate di quelle di molti altri giornali che non furono neppure sequestrati. In terza pagina poi, a proposito dei tumulti del giorno precedente, c’era un appello che incitava i cittadini alla calma che avrebbe potuto scrivere e sottoscrivere qualunque uomo d’ordine. Nè si dica che la paura od il senso dell’opportunità abbiano suggerito tale linguaggio: in parecchie altre occasioni — e particolarmente nel 1886 all’epoca dei tumulti provocati dai moderati pel dazio municipale sul pane — il Secolo non usò termini diversi.
[24]. Sino a pochi giorni dopo i tumulti di Milano, faceva pena ad ascoltare i discorsi reazionari fierissimi che tenevano nei corridoi di Montecitorio alcuni deputati ritenuti veramente liberali. La verità sui pericoli corsi dalle istituzioni e dalla civiltà non era ancora conosciuta. Uno studio particolare meriterebbe l’attitudine dei vari giornali liberali, in generale disenzienti dai deputati delle rispettive regioni, dal quale risulterebbe la poca influenza esercitata dalla stampa nel creare le correnti della opinione pubblica. I giornali più ferocemente reazionari si sono affermati in Lombardia, nell’Emilia, nel Veneto, ecc., mentre si può dire che mancano in Sicilia e nel mezzogiorno: ivi manca il pericolo democratico.
[25]. Un giornale pubblicò una notizia degna di fare la compagnia, se vera, con questo sequestro: alla Biblioteca Marucelliana non si danno più in lettura per ordine superiore i libri socialisti; ad un prete fu negato il Capitale di Marx.
[26]. In fatto di sequestri va rilevata la vera anarchia nei criteri dei magistrati. Si sequestra in una città ciò che venne liberamente pubblicato altrove. Si sequestra a Varese un articolo di Vamba non sequestrato in Roma. Più tipico il caso mio e della Rivista popolare. Si sequestrò la Valtellina di Sondrio perchè aveva riprodotto un articolo mio non sequestrato in Roma quando comparve sulla Rivista popolare. Si fa il processo; vengo regolarmente interrogato dal giudice istruttore come autore dell’articolo; ma all’ultima ora si lascia in pace me e si condanna dal Tribunale di Sondrio il povero gerente della Valtellina.... Nell’articolo si faceva l’apologia.... della monarchia inglese! Quegli ottimi magistrati nel parallelo che ogni lettore poteva fare videro una offesa alla monarchia italiana.
[27]. La liberté economiques et les evenements d’Italie. Lausanne 1898. p. 5. Il Pareto narra questo edificante episodio accaduto a Sulmona. Un meccanico ferroviere va dal barbiere e si fa radere quando viene il suo turno. Aveva dimenticato che in forza della militarizzazione dei ferrovieri egli non era che un sergente. Un capitano di fanteria arrivato dopo di lui lo mise agli arresti perchè non aveva ceduto il posto al superiore. Numerosi altri casi consimili si sono verificati in ogni parte del regno.
[28]. Pareto, pag. 8. Nella Grande battaglia del lavoro (Roma 1898) ha stigmatizzato questa sleale concorrenza che il governo fa fare dai soldati ai lavoratori a vantaggio dei proprietari. In Lombardia i soldati furono anche adibiti per mungere le vacche.
[29]. Il reato massimo che somministrò il pretesto per la destituzione del Prof. Gottardi fu il suo opuscolo: La boie scritto in dialetto e nel quale così riassume il catechismo socialista: «Amé i vostri bambini, le vostre done, i vostri veci. Per esser socialisti bisogna esser boni. Bisogna sentirse capaci de amar tuti, de no odiar nessuno, altro che el mal». I tre maestri di Milano puniti avevano rispettivamente 19, 23 e 29 anni di servizio. Lina Malnati, una delle punite, mandò al Secolo questa nobile lettera.