Suol ciaschadun dapoi lungo exercitio
Per substentarse alcun cibbo comedere
Però i' voglio, provedere:
Che ancho, gli mal pasciuti buoi, mal arrano
Qui fia la mensa mia, qui fia 'l mio hospitio
E come gli altri Agricultor preparano
Il viver lor: cus'io qui, mi ricovero:
Che lieto è il stato mio, se ben, è pover
O benedetta terra, la qual pullula
Ad ogni humano, & ogni fera, il vivere
Che s'io sapesse scrivere
Direi di te, più che de Enea, Virgilio:
Ma perché sol cantando, mia voce, ullula:
Dolce zampogna, prestami il tuo auxilio
E, suplici in Canzon, Sonetti, e Pistole
Sì come già vincesti, mille Fistole
O quanto ben natura se, con ordine
Monti, coli, campagne, mandre, e pascoli
E le Femine, e Mascoli:
In terra, e in ciel, domestiche, e silvatiche
Benché instabil fortuna, spesso mordine:
Contra la qual nostre ragioni, o pratiche
Non vaglion: che sa farci, e grandi, e piccoli
Vil servi, alti finor, poveri agricoli
Noi rationali, siamo assai più nobili
Che tutti gli altri dil presente seculo:
Ma quando ben mi speculo.
Ne le piante, ne i prati e ove si semina:
Veggio che siam di quegli, assai più mobili
Dil che mi duol, d'esser nato di femina:
Per esser nostra sorte, a noi sì varia
E l'invida fortuna, ognhor contraria.
Ch.
Si rasserena l'aria, a i dolci accenti
Et raquietase, e venti per udirti
Ma tristi hor soe miei spirti: perché, resti
Forsi par ti molesti: mia venuta
Come l'alt'ier che muta: era tua voce:
E, dapoi via veloce: ti partisti
Dove gli Spirti tristi: miei restaro
Ma se 'l mio amor te, è caro: hor fa ch'io te oda
Che par che l'alma goda: de tua gratia
Di che mai non son satia.
Ru.
hor vane stolte
Mia orechia non te ascolta: e ad altro attendo.
Ch.
Partirmi mai non intendo.
Ru.
adonque resta.
Ch.