Ecco che a iusti prieghi il ciel, si move
Ecco già fato a me, l'aer sereno:
Ch'io veggio le bellezze excelse, e nove:
Firmate ad ascoltar, quanto ch'io peno
I' non so chi lodar, Cupido, o Iove
De tanta gratia che mi cade, in seno
Ma pur vedendo aperto, il paradiso
Convengo a te voltar: la voce, e il viso
E perché forsi, non comprehendi quanto
Vivo in martyr, dapoi ch'io presi amarte
Vogliotil palesar con duro pianto
De sospir, in sospir, de parte, in parte
E se non bagni il volto divo, e santo
Pietosa né gentil, potrò chiamarte
Che chi sente un che pena, a cappo basso
Si move alquanto, se non è, di sasso.
Chy.
O quanto nudo e casso sei d'ingegno
E come a sdegno: tua presontione
Mi move, che cagione, ho farti offesa
Ma se più a tal contesa: un'altra volta
Vien tua persona stolta: con reo scorno
Farà adietro ritorno.
Nob.
ah cor di scoglio
Se a gran ragion mi doglio: per che sempre
Son più dur tue tempre.
Ch.
hor non più omai
Che gli sospiri, i guai, gli affanni, e i pianti
C'hai fatto & farme inanti: al vento en sparsi.
No.
Sai perché me fur scharsi: i tuoi soccorsi.