La forza de virtù sforza mia forza
Indarno mi mandasti, e indarno torno
Per una pietra che l'inferno sforza
Qual ella sempre ha in dito notte e giorno
E l'altra poi, per la virgena scorza
Che la natura, gli rivolse intorno
Hor fatto havendo al tutto, ogni experientia
Né potendo altro far, dammi licentia.

No.

Poi che ho contrario il: ciel, lo abisso, e il mondo
E che tu che n'hai vinte tante, e tanti
Non hai possuto farmi un dì iocondo
Darò con questa man fine, a' miei pianti
Partite, & vane, al luoco tuo proffondo
E senza lesion, de circonstanti
E per ch'io son d'ognun più afflito, e mesto
Senzo fallo verroti a trovar presto.

Pluto dispare, e Nobile sconsolato si parte: & di là un poco torna, dogliendosi fra lui, e dice

No.

O quanto in tutto è prive d'intelletto
Quel che in volubil dona, ferma il core:
Me havevo di costei fatto suggetto:
A doglia a stratio, a danno, e a dishonore
Et hora ho inteso, che in un vil negletto
Ha fermata sua speme, e ogni suo amore:
E per più mia vergogna e più suo scorno
Lui fugge & ella il segue, e notte e giorno

O reo destin a che condotto m'hai:
Che de un rustico meno i' sia tenuto:
El non serà già vero, che più mai
Donna ami alcuna, o ch'io gli chieggia aiuto
Sia maledette, le fatiche, e guai
Et l'essergli sì caldo, sempre futo:
Hor non più: per sempre escho, di tal ballo
Che è da excusar, per una volta, il fallo.

Nobile partesi colmo di sdegno: & Chyreresis inteso che Nobile ha scoperto tanto errore e viltà: conclude non viver più: ma per extinguere la infamia, purgar lo errore: & essere a l'altre exempio, vol totalmente a le silvestre fere in pasto donarse, dove viene scapigliata dicendo.

Chy.

Potentia immensa, de gli acuti strali:
De amor protervo, che fa, il giaccio, foco
Et foco, il giaccio: & varia, gli mortali
Breve tempo, e pur ch'io temeva poco
Le saette amorose: hor son sì accesa
Che da spasmo, e martir non trovo loco:
E per più mia vergogna, e più mia offesa
Fugo chi m'ama, & seguo chi me offende:
La propria pace, havendo ognor contesa
E più dentro de l'alma, anchor me incende
Che Nobile de Rustico, hasse accorto
Et me lassando, altrove il passo, extende
E l'uno, e l'altro ha da me il camin, torto
Et è ben iusto: però che la Nave
Che haver periglio vol, non merta, il porto:
O maxima sciochezza, o error mio grave:
O mio insano appetito, che m'induce
Al doloroso fin, o voglie prave
Quel gran clamor quella gente, e quel Duce
Che sognando me apparve, era la insegna
De Nobile che a morte mi conduce
Quel urtar, poi nel sasso, era la indegna
De Rustico persona, nella quale
L'alma pensando, pur si strugge, e sdegna
O mio poco saper, chaduco, e frale:
Anci mio reo disio, vile e severo:
Dal qual deriva, ogni mio scorno, e male
Perché non hebbi il cor, sì acuto, e intiero
Ch'io pensasse: ah volubile, & lassiva:
Che 'l lognarsi ne l'alba, è sempre vero
Per mia caggione i' son d'ambe duo priva
E non solo di lor, ma di l'honore
Donque non lice più, che al mondo i' viva
Voi iovencelle, che seguite amore
Aprite gli occhi ben: pensate al fine
Che 'l pentir nulla val dopoi, lo errore
Hor per dar fin, a tante mie ruine
E punir mille errori, in un momento
Volgomi, a esti aspri, bronchi, e acute spine
E tanto ardita extenderommi drento
Ch'io giungerò, tra le arabiate fiere
Che adimpirano il mio disiato intento
E questa membra mie, che hor sonno intiere
Fien fatte in mille parti, e il spirto lasso
Fia tratto al centro: da le infernal schiere
Ma pria ch'io giunga, a cusì accerbo passo
Perché alcuna, no incorra in tanta asprezza
Questo Epigramma iscrivo, in su esto sasso:
Per disprezzar, virtute, e gentilezza
E per amar, ignorantia, e viltate
Chyreresis il passo a morte, adrezza
Hor spechiateve in me, voi, che restate.