— Ah! come è difficile — pensò.
Era giorno di domenica. Le campane delle chiese più prossime suonavano a distesa nell'aria mite e raggiante attraversata da ondate di profumo.
— Sarà bene l'ora della messa.
Così dicendo Elvira si tolse dalla balaustra, non senza osservare se qualche po' di terriccio le fosse rimasto sull'abito.
— Che bambina giudiziosa! — esclamò il signor Pompeo apparendo sul limitare del terrazzo colla tuba in una mano e i guanti e la mazza nell'altra.
— Lei va a messa?
— Torno.
— Solo?
— Quello scioperato lo mandai subito di sopra a fare i suoi pensi. Ne avrà per tutto il giorno. Il peggio è che in una zucca vuota non ci si può far allignare nulla. Glie ne dico una? Oggi, proprio oggi, nell'andare a messa col tempo che stringeva, che già era suonato l'ultimo rintocco, e caso mai avesse dovuto pensare a qualcos'altro non poteva logicamente pensare che ai suoi compiti, cerca di qua, cerca di là, non lo trovo estatico ed impalato sopra una scala a mano dimenticata dal portinaio ad esaminare il soffitto del portico? Ripeto: il soffitto del portico. Certe cose non si crederebbero se non le si vedessero. Io abito questa casa da dieci anni, ma sa Iddio se ho mai sprecato un momento a guardare i soffitti. Care signorine, quando non ce n'è.... — si toccò la fronte coll'indice crollando il capo. — Non è come loro! Non è come loro!
Il signor Pompeo si raddrizzò, sbuffò, girando intorno due occhiacci che pareva volessero valutare d'un tratto le lunghe tradizioni intellettuali e morali dei Lamberti, godendole di riflesso come pigionale e come amico.