Al suo fianco Elvira leggeva la messa, voltando i fogli con un movimento compunto e grazioso della sua mano ferma; movimento che ella compiva da cinque o sei anni, che avrebbe continuato a compiere per cinquanta o per sessanta ancora, mentre Anna inquieta cercava inutilmente la preghiera che rispondesse al suo intimo ardore. Era stata qualche volta accusata di poca religione, eppure ella sentiva slanci di adorazione e di pietà, di umiltà e di rispetto quali non aveva visto mai ne' suoi accusatori. La fede, l'amore, il sapere, tutto ciò che è diffuso per il mondo sotto il nome di bene, può venire ristretto in date forme, in dati modi ed accontentare con tali forme e tali modi tutti i cuori? Piuttosto che un pane offerto, che una preghiera recitata, che un libro mandato a memoria, non è il bene una fiamma imponderabile che irradia da certi esseri privilegiati e riscalda, sole ideale, milioni di anime?

Un ricordo la assalì improvvisamente. L'augusta basilica sparve per un istante da' suoi occhi e si ritrovò in una modesta chiesetta di montagna, la chiesa di Courmayeur. Anche allora (da quando datava il ricordo) era una chiara domenica soleggiata; i villeggianti di Courmayeur stavano aggruppati dinanzi all'altare maggiore abbandonando il resto della chiesa ai contadini, alle donne che erano accorse da Prè Saint-Didier, da Entrave, dalla Saxe, dai vicini e dai lontani casolari, un po' stanche, aspettando il pane benedetto che un'antica consuetudine fa distribuire ai fedeli, porgendo l'orecchio umile e calmo alle parole che un giovane prete diceva dal pulpito. Erano parole così dolci che facevano pensare a un volo di colombe: parole calde di un ardore contenuto, simili a nuvole d'incenso sospese, profumanti la vôlta, acute e morbide insieme; ed uscivano, le parole, da una vibrante anima di asceta, da una forma pallida, emaciata, a cui l'interno calore dava riflessi di fiamma attraverso una lampada. La folla dei contadini, il gruppo dei villeggianti, tutta quella massa variopinta ed immobile accomunata nei banchi, addossata ai pilastri, prona sui gradini dell'altare scompariva, ricchi e poveri insieme, quasi atterrata dall'esile persona che a mala pena si scorgeva nella penombra del pergamo. E la voce continuava dolce, soave, a volte singhiozzante, a volte limpida, ma sempre frenata dalla violenza stessa dell'ardore. Un gemito lungo che parve dover straziare il gracile petto in cui si ripercoteva, scese, tremò sulle teste dei fedeli.... “l'amour paternel, ce dernier couchant du soleil des passions„ aveva detto il giovine prete con tale sentimento della propria rinuncia che Anna aveva trasalito mormorando piano a suo padre: “Oggi abbiamo visto un'anima!„

Quella, quella era la verità. L'anima dell'uomo ispirato, l'anima sensibile spaziante al di sopra dei fedeli che la maggior parte delle volte non la intendono!

Rifece con maggior calma la via dalla chiesa a casa, essendo riuscita ad involgersi completamente nella visione. Suo padre la accompagnava ancora, suo padre era con lei. Questo trionfo dello spirito, sorretto, quasi osannato dalla natura in festa sorridente del suo eterno sorriso di fanciulla, le metteva nel cuore una gioia sopracuta.

— Vivo! Vivo! — esclamò Anna irrompendo nella camera di suo padre, e buttandosi sulla poltrona che era stata la sua, abbracciando il guanciale che serbava quasi intatta l'ombra della di lui fronte, terminò il proprio pensiero singhiozzando:

— E tu pure, in me!

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Il mobiluccio della nonna, il piccolo stipo dalle tinte chiare di lacca e dai molteplici cassetti, aspettava l'opera di Anna, l'opera amorosa e paziente di vuotarlo, perchè il tempo ne aveva intaccata la solidità e conveniva mettervi riparo. Già il cassetto principale, tutto pieno di modelli di ricamo e di disegni, con qualche fiore dimenticato, con qualcuno di quei misteriosi pezzetti di nastro e di stoffa che dànno tanto fascino e tanta eleganza ai ripostigli femminili caduti in abbandono, quel cassetto era mezzo sfatto; ma molti altri attendevano ed Anna vi gettò uno sguardo non ancora deciso. La dolcezza sognante del pomeriggio festivo la riprese. Ella rinunciò a ordinare, per quel giorno, lo stipo della nonna.

Il terrazzo invece, così lieto di verde, la attirava irresistibilmente. Quando il sole lo ebbe lasciato libero vi tornò, sedendo come già aveva fatto al mattino sul muricciuolo, nel folto delle glicini, prestando la guancia con delizia alla carezza dei grappoli che la lambivano, colle labbra tese verso un bacio ideale di cui smorzavasi il desiderio nella freschezza dei fiori; e un'estasi la prese come di visioni che si svolgessero intorno a lei senza toccarla. I suoi ventun anni compiuti le davano una sensazione di maturità dolce, malinconica e morbida anche e quasi velata, che le faceva riguardare con simpatia più intensa le erbe novelle, i novelli fiori sbocciati su quel vecchio terrazzo tanto caro. Mentre coll'occhio seguiva Elvira che girava intorno coll'inaffiatoio ad abbeverare le pianticelle riarse, aveva pur essa la sensazione di attendere nell'ombra la goccia di una rugiada celeste.

Non si mosse e non volse il capo quando Flavio, all'ora solita, venne e dalla soglia augurò la buona sera. Per qualche tempo lo udì discorrere con Elvira, ma senza ascoltare, tutta immersa nella solitudine che circondava il terrazzo, che copriva i giardini e gli orti sottostanti di una tinta indecisa dove le forme sparivano, come se all'improvviso un mare misterioso ed immobile fosse sorto a dividere la casa felice dalla rimanente città che solo appariva dietro le mura del chiostro con una rada punteggiatura di lumi. Fu dopo, più tardi, che spostandosi per rimuovere un ramo se lo vide ritto accanto. Allora gli sorrise nella semioscurità, assaporando la dolcezza di proteggerlo e con una voce che tradiva sotto il tono ilare una profonda nota di affetto gli disse: