— Come sta?

— Come sto? — rispose Flavio tutto conturbato da quel cambiamento di pronome.

Ella mutò il sorriso in una franca risata, comprendendo.

— Sicuro. L'ho sempre trattato da fanciullo, ma seppi oggi che ha quattordici anni e bisogna cambiare registro. È ormai un giovinotto.

— Oh! se non è che questo, non li ho ancora compiuti quattordici anni.

— Davvero?

— Davvero.

Pronunciò l'affermazione come se dipendesse da quella una grande felicità.

— Ebbene — fece Anna solennemente — aspetterò fino a quel giorno. — Poi carezzosa soggiunse: — Oggi continua ad essere il mio fanciullo e approfittane per raccontarmi le tue disgrazie. Poverino, con questa bella giornata hai dovuto star chiuso, che peccato! Quanto verde hai perduto, quanti fiori, che cielo azzurro! Me ne rammaricai per te.

Flavio sentì tutta la tenerezza di quel dolore, di quel materno interessamento e provò il bisogno di contraccambiarlo con una confidenza. Disse: