— Io non sono stato sempre chiuso.... io fuggii.
— Sei fuggito? Senza che il signor Pompeo se ne accorgesse?
— Oh il signor Pompeo non è padrone di tutto! — esclamò il fanciullo con una intonazione di fierezza affatto insolita in lui. — Sono fuggito come e dove il signor Pompeo non può vedere. — E abbassando la voce soggiunse: — Il cielo azzurro l'ho avuto, l'ho fatto io: ho fatto l'erba ed anche i fiori, ed anche questa lucertolina, perchè non so immaginare una giornata di primavera senza la lucertola che scappa fuori dalla sua tana. Vede, vede come è contenta?
Flavio nella sua fanciullesca esplosione dimenticava che sul terrazzo non ci si vedeva affatto. Anna, preso il foglietto che egli s'era levato di tasca, si avvicinò al salotto dove Elvira, sotto la lucerna, ripassava i suoi cómpiti.
— No, no.... — implorò Flavio che temeva i motteggi di Elvira.
Anna, entrando nel suo pensiero, si fermò allora presso la soglia del salotto dove la luce era sufficiente e dove ella potè vedere il disegno del suo piccolo amico. Le parve meraviglioso di naturalezza e di vita. Consisteva in diversi schizzi fatti a memoria, ma con un sentimento della natura così vibrante, così originale, che davano veramente l'impressione della vita. Ella ne fu commossa al punto da non sapere che cosa dire. Mentre ritornava al suo posticino nel folto delle glicini, Flavio la seguì mormorando:
— Non è in collera, vero?...
— Caro, caro Flavio!...
Queste parole pronunciate da Anna con uno slancio grandioso giunsero all'adolescente attraverso l'aria fresca e profumata a guisa di una misteriosa carezza che lo guidasse verso il futuro. La sua giovine anima compressa volò ebbra di riconoscenza alla pietà femminile che tanto dolcemente gli sorrideva.
— Ne fai spesso di questi disegni?