— Sempre, quando posso.
— Forse anche quando dovresti studiare?
— Forse.
— E non ti sembra che sia male ciò?
— No, non mi sembra.
Anna non trovò alcuna obbiezione da opporre alla ingenua confidenza. Per quanto ella ne vedesse il lato intaccabile sentiva che in fondo Flavio aveva ragione e le venne il desiderio di penetrare più addentro in quel piccolo pensiero chiuso.
— Se gli studi che fai non ti piacciono, perchè non lo dichiari francamente? Nè il signor Pompeo, nè gli altri tuoi parenti vorranno costringerti ad una carriera antipatica.
Un grande sbigottimento si manifestò subito sul fanciullo. La timidezza, ceduta un istante nella comunione colla sua protettrice, lo riprese. Anna che non poteva vederlo bene in volto se ne accorse all'attitudine scoraggiata, al mesto silenzio che permetteva di udire l'affanno della sua respirazione.
— È già deciso che io debba fare l'insegnante.
— Ma chi ha deciso?