— Tutti.

Parve ad Anna che sopra questa parola si accentuasse ancor più lo scoraggiamento del suo amico, talchè fu spinta a prendergli la mano nell'ombra.

— Nessuno — pronunciò con voce grave — nessuno, intendi, può disporre della libertà di un altro; se c'è un dovere sacro per ognuno di noi è appunto quello di servirci delle attitudini che abbiamo facendole convergere allo scopo massimo dell'esistenza. Tu devi pensare a questo. La tua vita, la tua coscienza ti appartengono: hai l'obbligo di difenderle.

La mano di Flavio giaceva inerte in quella di Anna, abbandonate entrambe sulla balaustra; ma avendo ella fatto un movimento per ritirare la sua, avvertì una leggera, quasi supplichevole resistenza, che la indusse a soggiungere con maggior tenerezza:

— Io ho tanta fede in te!

Ancora Flavio taceva. Anna, portandosi avanti col volto ansioso verso il volto di lui, scorse con indicibile commozione i suoi occhi bagnati di lagrime. Erano le ultime lagrime di un fanciullo od erano le prime di un uomo? Il silenzio divenne religioso; solamente Anna, sciogliendo delicatamente la mano, la sollevò a tergere gli occhi del suo amico.

L'oscurità li avvolgeva quasi completamente. In fondo al terrazzo, nel vano del salotto illuminato, si disegnava la testa di Elvira curva sopra i suoi cómpiti, ricevendo dall'immediato contrasto colle tenebre esterne un carattere di vignetta ritagliata, inquietante e stonato nella fusione misteriosa del terrazzo colle ombre della notte. Anna prese un ramo di glicine carico di fiori e se ne fece schermo, stendendolo sulla spalla di Flavio, comunicandogli per quella via una specie di carezza lunga e profumata dove si sciolse tutta l'amarezza dell'adolescente. Egli parlò prima a parole brevi e staccate, poi infervorandosi, sorretto dalla inviolabilità delle tenebre e dalla mano di Anna che sentiva palpitare all'estremità del ramo fiorito.

Narrò la sua infanzia malinconica, la privazione dei baci materni, le sofferenze di una sensibilità acuta che l'ignoranza e l'apatia altrui irritava fino allo spasimo. Tutto non disse, per pudore, per fierezza, perchè non sale mai completamente all'espansione delle labbra la radice profonda del dolore. Ma il suo affetto, ma il suo pensiero, ma l'essenza intima e preziosa della sua spiritualità vaporò, si diffuse nella dolce notte primaverile; fu ala, fu profumo, fu raggio. Come nella chiesetta di Courmayeur, più ancora, Anna singhiozzò:

— Vedo un'anima!

L'intima armonia venne interrotta dallo scricchiolìo di una sedia.