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Ricevo la vostra lettera che mi annuncia la nascita della bambina. Sono contento e nello stesso tempo mi dispiace di sapervi ancora agitata e triste. Quando vorrete essere ragionevole? Ora vi crucciate perchè io non vedrò nostra figlia. Ma sì, la vedrò, ve lo prometto. Chiamatela pure Elvira; è il nome che io vi davo nei primi tempi, ricordate? quando non conoscevo ancora il vostro. È un nome che amo e pronunciandolo penserete che io pure l'ho tante volte pronunciato. Mi dite che non somiglia all'altra vostra figlia. Meglio. Datemi presto notizie della vostra salute che desidero e vi auguro buona sotto tutti i rapporti; ma siate calma. Non avete mai temuto i sospetti, eppure essi potrebbero nascere quandochessia da un contegno imprudente. Siate cauta. Come vedete sorveglio anche da lontano la vostra felicità; essa non può fondarsi, specialmente per la donna, che in una grande normalità di condotta e di ambiente. Sarei veramente mortificato se mia figlia dovesse crescere con idee esaltate e violenti le quali, mi dispiace dirlo, non sono affatto estranee alla famiglia in cui vivete; adoperatevi dunque a moderare il vostro cuore e la vostra fantasia; sarà bene per tutti.

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Per un caso singolarissimo e che non perdo tempo a raccontarvi, ma che trova la sua giustificazione nella vita irregolare che conduco in questi giorni, scopro nella valigia i fogli che mi tenevo sicuro di avervi già mandati. Ve ne chiedo scusa; ma, buon Dio, come vi allarmate facilmente! La vostra lettera di questa mattina è disperata. Mi dite che state male, ma permettetemi di pensare che il vostro male risieda piuttosto nella immaginazione. Curatevi e state tranquilla. Dite che Elvira ha la mia fronte, i miei occhi e la mia bocca. Non sarà troppo compromettente questa somiglianza? Io giudico anche che non sia conveniente scriverci spesso. Il nostro amore fu una debolezza; altri lo potrebbe giudicare una colpa.

Ricordatevi pure di distruggere di volta in volta le mie lettere; io faccio altrettanto colle vostre. Quello che è stato è stato. Abbiamo avuto la fortuna fino ad ora di una assoluta impunità. Non affondiamo le nostre navi in vista del porto.

Anna lesse tutto ciò senza battere ciglio, immobilizzata dalla violenza stessa delle sensazioni che l'orribile lettura le suscitava. Sulle prime non aveva capito, poi aveva tentato di non capire; ma l'illusione era impossibile. Onde di gelo e onde di fiamma la investivano volta a volta.

Nulla di quello che aveva supposto durante il periodo della esitazione si avvicinava, neppure lontanamente, alla verità. Come avrebbe ella potuto immaginare quella verità obbrobriosa che metteva una macchia nella sua famiglia? accanto al nome di suo padre? in quella grande aureola di virtù a cui erasi scaldata tutta la sua giovinezza assorbendole le migliori vigorie?

Ah! il grido disperato, il ruggito che le uscì dal petto pensando a suo padre! il desiderio folle di opporsi, di resistere, di gridare: Non è possibile! Non è vero! Ciò non deve essere! — e il torrente torbido, profondo, minaccioso, che gorgogliava già nelle intime sue fibre, quell'istinto di ribellione, di guerra senza tregua ai sentimenti ipocriti, ai convenzionalismi volgari dell'educazione! l'impeto di una natura onesta e libera che consacra nell'odio il suo ardente amore, che nella stessa sua forza di sacrificio e di dedizione ad un alto ideale disprezza e calpesta tutto ciò che ne inceppa il volo!

Suo padre! Suo padre! Non vedeva, non sentiva altro. Le tornava in mente nella sua nobile e fiduciosa semplicità, così alto sempre, così al disopra delle miserie terrene e la prendeva uno struggimento di passione, un dolore nuovo senza nome al cui confronto impallidiva il dolore della morte — poichè in tutto il corso dell'esistenza egli avesse seminato frutti di virtù e germinasse invece sulla tomba l'albero del male.

Ma chi era l'uomo che aveva osato mettersi di fronte a Gentile Lamberti? l'uomo freddo che aveva abbandonata la donna amata alla vigilia di diventar madre? l'uomo calcolatore che misurava odiosamente in una lettera di amore le parole e le espressioni? Anna si provò a rievocare le persone che frequentavano la casa dieci anni prima e tornò a guardare le confuse iniziali del suggello, ma non resistette all'indagine. Un sentimento di pudore la arrestò. Le parve all'improvviso di vedere arrossire il volto di sua madre; quel volto senza sguardo che le stava davanti nel pastello a due tinte, che ella pure ricordava scolorito e privo di luce, come ravvolto nella nube di un mistero.