Avrebbe potuto essere il momento della pietà, eppure Anna non ebbe pietà. La sua austerità di vergine forte le rendeva ignoto il compatimento facile a coloro che già piansero e patirono sul calvario della passione. Le era ignoto l'amore, ma se lo avesse conosciuto sarebbe stato tutto una purezza ed un inno; non lo avrebbe mai compreso così. Così, erano due profanazioni che le si manifestavano contemporaneamente; una, vaga, lontana, ne' suoi sentimenti di donna, l'altra acuta, violentissima, nella sua idolatria figliale. Ciò che l'immaginazione casta non poteva affermare con sicurezza le appariva come una vergogna secreta, impenetrabile e buia ma tanto più orrenda per la viltà di cui si circondava; e quando nella cocente ambascia, nel turbine dei pensieri che la investivano, si fece strada il volto freddo e indifferente di Elvira: — Straniera! — gridò — straniera! — Poi si coperse il volto colle mani e scoppiò in singhiozzi alti, irrefrenati.
Ritornando in sè, Anna vide ritta a pochi passi di distanza la cameriera che la guardava con somma commiserazione e che si arrischiò a dire:
— Signorina, si dia pace alla fine. A furia di piangere in tal modo si ammalerà.
Anna la guardò senza capire. Che cosa voleva da lei quella donna? In quel momento non avrebbe potuto ascoltarla per nessuna cosa, onde la pregò di allontanarsi. L'altra, obbedendo, disse ancora a guisa di conforto:
— Il signor padrone è certamente in un luogo migliore.
Ah! pensò Anna, comprendendo, crede che io pianga ancora mio padre. Ecco che la catena delle menzogne si allarga e stringe gli innocenti.
Ella doveva adunque nascondere il suo dolore e la sua disperazione; doveva sorridere quando aveva l'inferno nel cuore; doveva fingere, doveva mentire, ed aveva pur pianto lagrime disperate sulla tomba di suo padre senza sapere che altre più amare la aspettavano — le lagrime che bisogna nascondere! Ma fin dove arriva il potere del male? Basta che una donna manchi alla sua fede perchè tutta la famiglia ne resti colpita, perchè oltre il silenzio della morte i figli abbiano a piangere ed a maledire?
No. La terribile parola non uscì dalle sue labbra, non si affacciò al suo pensiero; pure l'impossibilità di perdonare le metteva nell'animo una tale amarezza che ogni più dolce affetto ne rimaneva offuscato. Era tutto l'edificio della sua esistenza che crollava, quell'immenso amore di famiglia, quell'orgoglio di appartenere a gente senza macchia, quel sogno alto e benefico dell'onore eretto a tradizione, quell'aureola che da anni, quasi da secoli, raggiava sui Lamberti e di cui ella sentiva con tanto ardore l'obbligo della continuazione. Erano i sentimenti in cui aveva maggiormente creduto, era lo scopo della vita, l'elevazione della felicità — tutto! — e si frangeva, diventava polvere, diventava fango; il nulla saliva dalle solitudini devastate della coscienza a guisa di mostro invisibile di cui solo si udisse, fischiante nel silenzio, l'orribile riso.
Ed era una fanciulla, una semplice ingenua fanciulla che si trovava di fronte a questi crudeli problemi sui quali affaticarono tante intelligenze di filosofi e di moralisti. Ella sentì tutta la sua debolezza, tutta la sua meschinità. Si vide perduta in un paese nemico senza appoggi e senza consigli. Sollevando gli occhi alle care pareti dove aveva ricercato tante volte la traccia della serena esistenza de' suoi avi, il velo delle lagrime le impediva di scorgere nulla. Quante macchie sulle ghirlande, sui nastri azzurri, sugli specchi, perfino negli angoli umili e tranquilli dove ella aveva portato da bambina le sue bambole, dove pensava che altre bimbe buone e felici come lei avevano pure giuocato, così, silenziosamente, accanto ai genitori sorridenti, nella vecchia casa benedetta! Ogni oggetto era adesso profanato; quale mai poteva salvarsi dal sospetto?
Un impeto di furore la prese. Si alzò e nel vano del caminetto dove restava ancora qualche ceppo degli ultimi giorni dell'inverno accese una fiamma e vi pose a distruggere la infame lettera provando un momentaneo senso di sollievo. Così forse avrebbe fatto sua madre dieci anni addietro se ne avesse avuto la forza. Questo intanto la consolava; la certezza che la lettera non esisteva più e che tutto ciò che era già morto prima di essa — amore, illusioni, colpa — tornava a morire. Qualche cosa dell'orgoglio dei giustizieri sosteneva la sua mano tremante intanto che colle molle andava raccattando i più piccoli frammenti di carta mezzo bruciati per ricacciarli nel fuoco.