— Come sono commoventi le tenebre! Mi pare che esse racchiudano i misteri di tutto il mondo.
— Sì — ripetè Elvira — sono commoventi.
Ma l'accento parve falso ad Anna che non compì il suo pensiero ad alta voce, provando sempre una grande ripugnanza ad aprirsi con chi non la intendeva. Per lei le parole non avevano senso se non rispondevano ad una intima vibrazione.
Il signor Pompeo che si era appisolato in una poltrona accanto al fuoco sbarrò gli occhi improvvisamente e perchè non si sospettasse che aveva dormito pronunciò con dignità:
— È quasi sempre nelle tenebre che si compiono i delitti.
Anna si alzò ed andò ad appoggiare la fronte contro i cristalli. Due o tre stelline bucavano il nero del firmamento; del resto non si vedeva nulla. Una volta le anime pietose come la sua avrebbero pensato ai poveri pellegrini erranti in una notte come quella per le strade mal sicure, lontani da ogni tetto ospitale. Ella invece aveva in mente il lungo convoglio di una ferrovia e i grandi occhi infiammati della locomotiva correnti nel buio.
Un rumore di usci dischiusi ed un passo nel corridoio la fece volgere bruscamente, con un sorriso pronto a uscirle sulle labbra, tutto il corpo slanciato in avanti.
— Chi può essere! — esclamò il signor Pompeo, avvezzo a riconoscere per sè solo il diritto di venire alla sera in casa Lamberti.
Elvira sollevò il capo dal ricamo, preparando il volto all'amabilità convenzionale che la faceva trovare da molti più gentile della sorella e che era in un certo modo il suo abito di società.
Tutti e tre rimasero delusi per diverse ragioni, vedendo entrare un vecchio signore che riconobbero subito per il pensionato loro vicino.