— È singolare come lei non assomiglia niente a sua madre; e neppure sua sorella le assomiglia.

Un sospiro violento gonfiò il petto di Anna. Perchè non poteva parlare? Dire tutto a Flavio, confidarsi a lui, metterlo intero nella sua anima, in ogni suo pensiero; nel bene, nel male, negli slanci di fiducia eroica e nelle cadute angosciose. Quando, alcuni momenti prima, ella aveva proclamato: “Felici i soli„ non pensava certo ad una solitudine frammentaria fatta di rimpianti e di desiderî, ma alla divina solitudine di un tutto armonico e completo. Gli posò leggermente una mano sul braccio traendolo verso un'altra parete quasi tutta occupata dalla libreria; ivi la sosta fu breve. Avrebbero voluto leggere ad uno ad uno i frontispizi, toccare le pagine, ridire almeno il titolo dei cari volumi noti; era lavoro troppo lungo. Vi gettarono uno sguardo complessivo pieno di memorie e si ritrovarono da capo a guardare insieme la pervinca in forma di cuore.

— È veramente curioso — mormorò Anna a voce bassissima.

— Che cosa?

— Il fatto che senza comunicarci le nostre impressioni, perchè io mi ricordo benissimo di non avergliene parlato mai, tanto io che lei abbiamo trovato lo stesso simbolo doloroso in questo fiore.

— Ma non è evidente?

— Non saprei. Il signor Pompeo vi trova la forma di un ipsilon e la linea che dovrebbe essere la gamba dell'ipsilon e che per me è una lama che squarcia il cuore, Elvira sostiene non essere altro che una screpolatura del legno.

Flavio sorrise.

Ma Anna sembrava incalzata dalle visioni malinconiche. Ella disse ancora stringendo senza accorgersene il braccio di Flavio:

— Una volta sognai che questo fiore piangeva. No, non può immaginarsi che strazio! Piangeva come una persona viva, come un fanciullino inerme nelle mani del carnefice. Piangeva senza lagrime con un lamento lungo....