Si fermò per guardare Flavio: temeva che sorridesse e se ne sentiva già offesa, ma egli l'ascoltava pallido e serio.

— Crede che gli oggetti inanimati non sentano proprio nulla? Crede che i fiori non soffrano quando si lacerano?

— Ad ogni modo — rispose Flavio come se stimasse inutile una risposta diretta — noi prestiamo loro la nostra anima e tanto basta per renderli degni della nostra compassione. Qual significato avrebbe l'anima chiusa e costretta nel piccolissimo recinto di un cervello umano? L'anima è immortale perchè è infinita.

Avevano dietro a loro il piccolo divano che teneva lo spazio fra le due finestre. Anna vi si lasciò cadere pensosa, col busto ritto, le mani abbandonate in grembo.

Quante cose sapeva ora Flavio! Che slancio aveva preso la mente! Quasi provava un rimpianto dei tempi passati, quando nessuno si interponeva fra lui e lei e che ella poteva liberamente stringerselo al seno da quel povero fanciullo che era.

Flavio non ebbe un vero sospetto dei pensieri che agitavano la sua amica, ma la vide triste e con atto semplice ed affettuoso le si sedette accanto aspettando che parlasse, con un ritegno di tutta la persona, con una espressione negli occhi così umile e devota che Anna ne fu profondamente commossa.

— Oh! Flavio, mi pare che non un anno dieci anni ci abbiano divisi.

— Perchè dice questo? Io non mi sentii mai diviso da lei.

Le dolci parole fluttuarono nel breve spazio, molcendo il cuore di Anna come un'onda di lago che accarezza la riva.

— Non glie l'ho scritto che lei è la mia coscienza? Che cosa sarebbe stato di me, solo, senza consigli, senza aiuto, senza simpatie, solo per il mondo, per città straniere, tra gente ignota e indifferente?