— Aveva il suo sogno d'arte.

— No, avevo lei. Il sogno mi tormentava e la sua immagine, le sue parole, mi calmavano. Si ricorda una sera di primavera, oh! ero ancora quasi un fanciullo, sul terrazzo, in mezzo alle glicini? Ella mi disse che il mio dovere era di seguire la mia vocazione, contro tutti, a qualunque costo. Io credo bene di averla sempre amata.... Scusi, non si offende, vero?... ma da quella sera la venerai. Non si offende?... Se sapesse che cosa è lei per me!

Si fermò, quasi cercando una parola, dubbioso se fosse veramente la parola che egli voleva. Mormorò pianissimo:

— Una santa.

Anna scosse il capo con vivacità, arrossendo.

— No, no, sbaglia. Sono piena di pensieri cattivi. Anche in questo momento, vede, invece di esserle grata per tante buone parole....

— Non sono parole, sono sentimenti.

— ... per tanti buoni sentimenti, ho un cruccio qui.... Non so spiegarmi, non mi comprendo io stessa, ma creda, creda che non vorrei essere così. Mi esamino; è forse orgoglio che soffre nel trovarsi superato? è gelosia della sua gloria futura?

— La mia gloria futura! — esclamò Flavio scuotendo il capo — essa, se mai verrà, si umilia fin d'ora a' suoi ginocchi. Mi ascolti, che non ho mai parlato tanto seriamente. Le giuro che tutto ciò che sono, tutto ciò che potrò diventare è opera sua, è merito suo. Qualunque posto mi riserbi la fortuna, il mio posto preferito sarà sempre qui, come ora. Mi guardi, dove sono cambiato? Nel volto? Mi guardi bene, no. Nel cuore? No, no, no. Non lo vede che sono ancora il suo poverino?

Fu Anna questa volta che sorrise con una tenerezza che la scuoteva tutta e la faceva tremare.