— Mi somigliano?
— Non lo sa? Davvero, le somigliano; ebbene, esse pure sembravano quel giorno addolorate. Probabilmente la tristezza stava in me; ma quand'è che possiamo staccarci così completamente da quanto ne circonda da poter dire che noi soli diamo il colore alle cose?... Entrai nella botteguccia di uno scodellaio che stava riproducendo certi puttini del Sodoma e mi venne la nostalgia dei secoli sereni dell'arte, quando Alighieri s'intratteneva a motteggiare con un umile intarsiatore di chitarre.
— Pensava a Belacqua?
— Sì, invidiandolo. L'artefice senese però era un rozzo calunniatore dei dipinti del Sodoma e la mia tristezza si fece anche maggiore mentre seduto sopra un trespolo ritraevo gli occhi dalla profanazione figgendoli disperatamente per terra, una terra nuda e compatta, dove la pioggia scorreva a rivoletti clandestini. Che gioia fu allora pensare a lei! Pensare che nella tristezza, nel lutto, nell'abbandono, nello scoraggiamento, nelle ore più nere, nei luoghi più tetri e meschini, una voce che esiste, che non è un sogno nè una fantasmagorìa, ci ripete: Credi.
Flavio si era fermato, sorpreso di aver saputo trovar tante parole per esprimere ciò che riteneva inesprimibile. Egli vide allora che vi sono veramente degli istanti nella vita in cui pare che l'anima trabocchi. Un'ora prima o un'ora dopo forse non avrebbe saputo dire altrettanto. E Anna lo ascoltava in estasi chiedendosi con grande trepidazione: “Io dunque gli ho fatto tanto bene?...„
Ma l'attimo volava. Le cose esterne cambiavano già: lo sguardo di Flavio, il suo gesto, seguivano la nuova attitudine del suo silenzio: l'aria intorno aveva trasmesso a distanze indefinite l'onda sonora della sua voce; le parole calde e vibranti non erano più, il pensiero stesso si era già trasformato.
— Ancora! — supplicò Anna.
E Flavio continuò:
— Forse ella era con me fin da quando, adolescente, entravo nelle chiese a imbevermi della dolcezza spirituale dei dipinti antichi visti nella trasparenza colorata delle ogive; sopratutto in certe giornate d'autunno intense di passione o nei mattini teneri di primavera, quando le madonne irradiate improvvisamente nel fondo delle cappelle sembrano sorridere colla loro grazia ingenua di vergini. Molte volte, sgridato per le mie lunghe assenze, non osavo confessare di essere stato in chiesa; non avrebbero creduto; ma a lei, se me lo avesse chiesto, avrei detto subito di sì; ed anche a lui!
I loro occhi si volsero insieme al ritratto di Gentile Lamberti. Flavio continuò: