Entrò allora il signor Pompeo. Egli, non avendo più trovato di sopra nè il pittore nè il quadro, veniva a prenderne notizie. La sua voce fessa richiamò Elvira dal terrazzo, per cui si trovarono tutti riuniti intorno a ciò che formava il grande avvenimento della casa.

— Già — disse subito il signor Pompeo, gettando sul quadro un'occhiataccia di sprezzo — incomincia il titolo ad essere sbagliato. Io domando cosa vuol dire Viene? Chi viene? Il titolo, quando non sia un nome proprio, come Andromaca, Caino ed Abele, ecc., oppure un nome che è per sè stesso un qualificativo, come Alba, Tramonto, Bosco, deve darci una proposizione completa col soggetto, oggetto e verbo. A questo modo lo spettatore saprà almeno quello che il pittore ha voluto fare. Ma qui chi ci capisce nulla? Viene! E perchè non Va? Anzi Sta, dal momento che non c'è nessuno che si muove? Questo titolo è una corbelleria, un gabbaprossimo, un nonsenso. Lo dico chiaro e tondo: un nonsenso.

Soddisfatto dell'esordio, il signor Pompeo non lasciò nemmeno la pausa necessaria ad una replica e facendo un passo violento verso l'autore continuò:

— Capisco ora perchè ci tenevi tanto al segreto. Sapevi che non ti avrei permesso di scrivere sotto quel titolo assurdo. Ma potevi bene interrogarmi. Quando si ha la mia cultura, quando si è letto come ho letto io, un titolo si trova subito.

— Non era facile — arrischiò Flavio.

— Per te! Oh! per te, lo credo — disse il professore con un ghigno sardonico.

— E poi quel titolo mi si è imposto. Io l'ho sentito così.

Il signor Pompeo si abbassò a darsi due grandi palmate sui ginocchi, sgangherando sempre più il ghigno.

— L'ha sentito così! Bella scusa, perbacco! Cosa vuol dire sentire? Ragionare si deve. Qui abbiamo un individuo che sta aspettando (voglio per il momento concedere che questa cosa si capisca). L'idea prima che verrebbe ad ogni persona di criterio sarebbe di intitolarlo: L'aspettativa. Alla buonora! Ecco per lo meno un titolo semplice, espressivo, preciso. Perchè questa è la grande qualità che manca a voialtri giovani: la precisione. Non mi voglio spacciare per artista, oh! no. Grazie al cielo di queste ubbie non ne ebbi mai. Ma quando si possiede una certa intelligenza, corredata dallo studio, il primo venuto non può darcela ad intendere. Ho visto i Raffaelli, ho visto i Leonardi (che mi piacciono meno ma che hanno del bonino) e dappertutto la precisione è rispettata. Scommetto che Lo Sposalizio di Maria Vergine, capolavoro che tutto il mondo civile ammira, non avrebbe avuto un eguale unanime successo se si fosse intitolato La verga mistica, obbligando lo spettatore ad un faticoso lavoro di immaginazione per arrivare a questo semplice risultato di un matrimonio.

— Lei scorda intanto — disse Anna senza muoversi dal divano — di giudicare il quadro.