— Zero.
Sul volto di Elvira, per quanto poco mutevole, rimase come ombra mal dissipata il contrasto di tali opinioni. Flavio non le era mai stato simpatico: cresciuti quasi insieme, ella aveva disprezzato in lui il fanciullo misero, vestito male; sopratutto nella sua qualità di scolara modello lo aveva sempre considerato un essere inferiore, incapace di distinguersi, di diventare un uomo a modo. Lo spirito gretto e calcolatore che era in lei, in aperto contrasto colle idee che avevano presieduto alla sua educazione, la guidava istintivamente verso le mete sicure. La sua scarsa sensibilità si alimentava nelle correnti riconosciute anzichè cimentarsi negli impulsi propri. Intelligente e fredda non si sarebbe mai perdonata uno sbaglio. Tuttavia ciò che vi era di bellezza esterna nel lavoro di Flavio non poteva sfuggirle, e se la commozione di Anna le riusciva impenetrabile, i dileggi del signor Pompeo non la convincevano interamente. Pensò infine che una seconda parola gentile la poteva arrischiare senza compromettersi troppo e si avvicinò al giovane nell'ondeggiamento chiaro della veste, con un amabile sorriso sulle labbra, dicendo:
— Il professore fedele ai principî rigidi dell'etica non vuole guastarla cogli elogi. Speriamo che il pubblico non avrà i suoi scrupoli.
Flavio corrispose sorridendo al sorriso della fanciulla; ed anche più tardi, ed anche il giorno dopo, doveva rimanergli impressa nella memoria la fossetta voluttuosa che si era disegnata in quel momento sulla guancia di Elvira.
Il successo del quadro alla Mostra apparve tanto grande quanto imprevisto. Questa seconda condizione specialmente lo aveva favorito perchè Flavio, ignoto la vigilia, sorgeva in un'accolta di nomi più o meno conosciuti rompendo le reti delle combriccole, dei preconcetti, dei partiti presi, delle simpatie e delle antipatie personali, le quali, preparate da lunghi odi e da gelosie feroci, aspettano il pubblico sulla soglia di ogni Esposizione per avvilupparlo nei loro sottili inganni.
Toccava a Flavio la ventura dell'eroe che oscuro fino al momento dell'azione piomba sul campo della lotta con tale vertiginosa prontezza da essere sollevato in alto prima che la folla abbia tempo di riconoscerlo. Verrà più tardi l'invidia a riannodare le file spezzate intorno al vincitore, verrà l'impotenza, tutte verranno le bieche sorelle, ma intanto il trionfo è suo.
Per quanto fu lunga la primavera, nella verde frescura dell'aprile, nel maggio odoroso, nei primi tepori del giugno, mischiata alle ebbrezze di tutta la natura Flavio assaporò l'ebbrezza della sua gloria nuova. Gli saliva sopratutto al cervello nelle dolci sere trascorse sul terrazzo, in mezzo ai ricordi dell'infanzia che si allungavano nel passato quali ombre scure destinate a dare maggior risalto a un paesaggio ridente da cui gli giungeva l'eco affievolita de' suoi pianti di fanciullo, de' suoi sospiri di adolescente, imprimendo a tutto il suo essere un movimento di ascensione e di conquista. Nell'irradiamento della felicità anche la bellezza gli era venuta; una bellezza delicata di cristallo che il sole indora, dove tutti i colori dell'iride danzano in una aureola di stelle multicolori; fragile bellezza che le sensazioni mutavano d'ora in ora idealizzandola.
Sulla vecchia casa, gli anni, i secoli, si adagiavano uniformi e Flavio era il rampollo nuovo, l'innesto felice di una linfa ricca di forze. Dal cuore della casa, dall'appartamento dei Lamberti, il suo trionfo si spandeva colla sonorità argentina di un riso di bimbo. Sembrava che il terrazzo lo accogliesse conducendolo lontano su per i rami della glicine fino alla finestra del signor Pompeo, il quale oramai non parlava più del giovine parente senza raschiarsi in gola con molta prosopopea avviluppando ogni parola in una nebulosa di se e di ma; fino al piccolo balcone dove il vecchio scettico terminava i suoi giorni in una gloria di sole e di fiori; fino al portinaio, muto filosofo suggestionato — intanto che trasportava i vasi dal cortile al portico e dal portico al cortile — dalla rinomanza onde stava per crescere alla casa il tradizionale lustro severo, protetta come era contro ogni volgarità dalla zona verde degli orti che difendeva la sua nobile solitudine, lasciando giungere ad essa quel tanto appena di rumore mondano filtratovi come attraverso una selezione.
Durante quattro mesi Milano si era appassionata per il giovine pittore che nessuno conosceva, ed ora, volgendo la fine di luglio, avvicinavasi il giorno della premiazione. Flavio l'aspettava senza paura e senza speranza, già pago dell'interesse suscitato dal suo lavoro in quel pubblico da cui solo potevano scaturire le commozioni più profonde che l'artista sogna.
— Eppure — disse Elvira la sera prima del gran giorno — sarebbe una bella cosa ottenere il premio.