E quasi l'affermazione non le sembrasse sufficiente gli si accostò più ancora, insinuante, serpentina, soggiungendo parole vuote di senso ma che apparivano grandiose nell'oscurità tiepida e molle del terrazzo, fra quel giovine di vent'anni e quella fanciulla di diciassette.
Un cuore si schiantava intanto. Anna, che era sopraggiunta sul limitare del terrazzo durante la violenta apostrofe di Flavio, tenevasi nascosta nell'ombra delle piante. Dal suo posto non le sfuggì nessuna inflessione della replica di Elvira, anzi, come avviene di una musica che si percepisce meglio a qualche distanza, ebbe campo di notarne le stonature, i passaggi stridenti, l'urto dell'istrumento inetto a rendere i suoni che il virtuoso avrebbe voluto trarne. Ma sentiva pure che mentre a lei, spettatrice, la verità intima delle cose si disvelava, era tra quei due un ondeggiante mistero complice che la riempiva d'ignoto terrore.
L'indomani, giorno del premio, le due sorelle ugualmente agitate si prepararono fin dal mattino alla visita che stava in cima ai loro pensieri, senza comunicarsi nulla però, come se l'abisso che le aveva sempre divise si andasse colmando di una oscura minaccia, di un pericolo sul quale non osavano ancora tendere gli sguardi. Solamente all'asciolvere, dopo un lungo silenzio, Elvira proruppe:
— Veramente il premio lo merita. È il più bel quadro della Mostra; ha un sentimento, un calore, una penetrazione....
Anna pensava come mai potesse Elvira pronunciare quelle parole che non rispondevano a nessun impulso della sua anima e se ne trovò quasi offesa, derubata di una sua proprietà. In quel momento avrebbe trovato giusto che si vietasse finalmente alle persone di adoperare le parole che non comprendono.
— La delicata intelligenza di Flavio non poteva rivelarsi meglio, — soggiunse Elvira.
Anna stava per dire: “Ma se non l'hai mai riconosciuta!„ Si contenne con uno sforzo che le fece salire tutto il sangue al viso, poichè, se con una sapiente disciplina di se stessa era giunta a domare l'antipatia verso colei che giudicava intrusa nella famiglia, la nuova attitudine di Elvira le risvegliava l'odio del sangue facendovi sorgere accanto un sottil lievito di una amarezza diversa ed ugualmente profonda che ella paventava di analizzare.
Ora, quando Flavio nella sincerità del suo grande affetto veniva a rassegnare il cuore ai ginocchi di Anna, non poteva più isolarla dalla sorella la quale aveva cessato di essere una maligna ragazzetta e le fioriva accanto, indivisibile, prendendo dalla di lei spiritualità il giusto riflesso che le occorreva per animare la sua fredda bellezza. Le due figlie di Gentile Lamberti si confondevano a poco a poco nella mente del giovane come due fiori sullo stesso ramo, ed egli non avrebbe potuto dire sempre se dall'uno o dall'altro gli giungesse maggiore il profumo. Anna sentiva questo. Per lei, così altera della sua nascita, così devota alla memoria paterna, attaccata con tanta tenacia alle tradizioni della famiglia e insofferente d'ogni menzogna e sdegnosa dei cuori volgari e già offesa a morte dalla macchia che lei sola conosceva e che non poteva togliere, quella continuità di inganno che minacciava di traviare anche Flavio, oltraggiandola in tutti i suoi ideali, le scatenava in seno orribili tempeste. Il furto e la menzogna si erano dunque radicati nella vecchia casa?
— Flavio — disse ancora Elvira — si stacca dalla sua famiglia così modesta ed oscura; non si capisce nemmeno come abbia potuto uscirne.
— Chi ne sa nulla! — esclamò Anna con impeto, interrompendola. — Cos'è la famiglia? Una parola di convenzione. L'eredità degli affetti? Un'impostura. L'atavismo? Ah! sì, questo è un bel tema per gli scienziati che lo studiano a tavolino allineando numeri e teorie, ma chi ci dà la verità? Chi osa squarciare questo mistero di carne e di ossa che è l'uomo per vedere realmente come è fatto? Si risale con dei sistemi il corso dei fiumi, non il segreto delle vite. Oh come tutto è tenebra, falsità, menzogna!