Senza volerlo Anna tornava a guardare il braccio nudo di Elvira. Avendo fatto un movimento per accomodare il cappello la manica le era scivolata in alto scoprendo per un istante il gomito.

— Dov'è andato a finire il tuo guanto? — domandò Anna con calma.

Elvira e Flavio si mossero insieme per cercarlo; esso cadde dalla panchina e Flavio lo raccolse prontamente ridendo.

— Non sarà quello della sfida, — gli disse Elvira a bassa voce.

Flavio rise ancora senza rispondere. Cingeva entrambi una zona luminosa, calda di invisibili correnti, dove sbocciavano le loro tenere giovinezze come fiori che il sole ha raggiunti. Anna pensò che riso e parole si riferivano senza dubbio a qualche loro precedente discorso e fu presa da un sentimento penoso di umiliazione che la ripiombò nel silenzio. Ella sentì in quel momento l'amarezza della vita che passava.

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La folla riversandosi ora nel piccolo giardino li fece fuggire. Elvira dimenticò ancora il suo guanto e intanto che Flavio tornava indietro a prenderlo Anna disse con una certa impazienza:

— Ma dovresti rimetterlo una buona volta!

Dolcemente Elvira ubbidì, infilando le dita del guanto ad una ad una, finchè rimase il solo pollice che fece sparire con un movimento rapido spingendo il braccio in avanti e tendendolo così per qualche secondo, bianco e nudo, nella luce del sole che ne indorava la leggera pelurie.

— Come sono sottili gli abiti delle donne! — esclamò ingenuamente Flavio, fissi gli sguardi sulla manica di Elvira.