— Le piace questo?
— Molto. Fin dal primo istante che lo vidi mi colpì il disegno del trifoglio. È leggiadrissimo.
Anna aveva un abito simile nella stoffa e nel disegno: diverso solamente per il colore che le era parso troppo giovanile. Ma Flavio non se ne era accorto.
— Prima di andarcene vogliamo vedere il quadro un'ultima volta? — disse Elvira con grazia provocante, mostrando un interesse che toccò Flavio nelle più intime fibre dell'amor proprio.
Dinanzi al quadro Elvira si appassionò, si esaltò quasi, trovando parole ardite, dolci, profonde, misteriose, le quali finirono di versare nelle vene del giovane la turbatrice ebbrezza del più capzioso dei liquori.
A un tratto impallidì, aggrappandosi alla parete, coll'occhio che accennava a spegnersi, tutto il corpo preso da un subitaneo languore. Anna e Flavio la sorressero, ma si riebbe subito. Accettò nondimeno il braccio di Flavio per uscire dalle sale.
Giunti a casa fu consigliata di coricarsi perchè si reggeva a stento. Ella non ne volle sapere, assicurando che un po' di riposo in libertà, sul terrazzo, l'avrebbe rimessa completamente. — Quando però fu l'ora del pranzo la debolezza era aumentata.
— È il caldo — andava dicendo a chi insisteva perchè si mettesse a letto. Intanto le durava negli occhi quella strana fosforescenza e nel fondo delle occhiaie si addensava l'ombra violacea.
Volle prendere il suo posto a tavola, ma non toccò cibo. Lagnavasi ancora del caldo e parlava, parlava animatamente della Mostra, del premio, delle persone incontrate. Anna la osservava con inquietudine.
Subito dopo pranzo scese Flavio.