Un gruppo di affanno le strinse la gola. Tutte le scene della giornata le sfilarono davanti: le parole, i silenzi, gli sguardi, i sorrisi. Egli aveva ventun anni e lei diciassette....
“Come riposava ora tranquilla! Non sarebbe nulla certamente, tuttavia....„
Una rapida visione di giovani vite troncate sul fiore le attraversò la memoria.... Sobbalzò, i suoi polsi batterono un istante con violenza; il cuore le si volle schiantare contro le braccia conserte.
“Nulla: non sarà nulla!„ disse a voce alta quasi per combattere un incubo — e chiuse le persiane con precauzione per non svegliare la dormente.
Per quanti giorni, per quante notti il tifo tenne sospesa la sua orribile falce sula vita di Elvira! la ingorda falce grondante di tanto sangue giovane. Finalmente la febbre era cessata. Se non riappariva nella ventitreesima notte l'ammalata poteva considerarsi salva.
— Guarirà! guarirà!„ affermava Anna con gli occhi ardenti nelle guancie infossate, con una eccitazione nervosa che teneva essa pure in uno stato quasi febbrile. Anche quando gli altri, sfiduciati, temevano, Anna ripeteva insistentemente con una specie di furore, quasi prevenendo un'accusa: “Guarirà„. E rammentava tutte le malattie sorpassate da Elvira nella puerizia; una scarlattina delle peggiori, la difterite, che più? non era ella caduta, ai primi passi, per tutta la lunghezza della scala senza farsi il benchè menomo male?...
Flavio non esprimeva alcun giudizio, ma i suoi silenzi pieni di angoscia e le lunghe soste al capezzale dell'inferma avvincevano con forza sempre maggiore la sua anima all'anima della vecchia casa ancora una volta piangente. In qual modo non avrebbe egli amata la dimora che racchiudeva tutto il suo mondo, se alla trama dell'amore passato ogni ora aggiungeva un filo di più? se egli non si sentiva vivere che sotto lo sguardo di Anna e nella vicinanza dolcemente turbatrice di Elvira? La malattia della fanciulla, scoppiata nel giorno stesso che la commozione del premio lo investiva, preceduta dalle inconscie seduzioni delle loro giovinezze, ammantava di un carattere sacro l'attrazione naturale dei sensi. Egli considerava Elvira come la predestinata, colei che doveva unire per sempre il suo destino al destino dei Lamberti e curvo sul letto dove ella soffriva spiava trepidamente le fasi della malattia con una attitudine sicura dove già delineavasi l'idea del possesso.
Quella sera, dopo la sentenza del medico, Flavio indugiava più che mai ad accomiatarsi. Poche ore ancora di angoscia, di aspettativa, e quelle ore doveva passarle solo, nella sua camera, lassù al secondo piano dove tante notti egli aveva già vegliato spasimando.
— Se rimanessi qui.... con lei? — aveva detto ad Anna.
Ma prima ancora che Anna rispondesse comprendeva la necessità di lasciarle qualche ora di riposo.