Anna si trovò in ginocchio davanti al ritratto, penetrata da una così forte commozione che il petto le si schiantava fra le lagrime. Tutto scioglievasi in lei; fierezza, sdegno, odio; scioglievasi con lentezza, dolorando, ferendo carni vive che resistevano, asportando dalle intime viscere brani che si staccavano sanguinando, che non si sarebbero ricongiunti mai più all'insieme del suo essere, che dovevano sanarla, purificarla attraverso quel grande spasimo d'amore, poichè ora sapeva che cosa vuol dire amore.
Pensare che non aveva mai amata sua madre! che le era sfuggito completamente il mistero di quella esistenza dove pure si erano agitate, come nella sua, oscure battaglie, dolori ignoti, sacrifici che ella non poteva nè comprendere nè giudicare, che solo esigevano da lei un severo rispetto. E le sofferenze degli ultimi anni! la lunga, ascosa, torturante agonia dell'abbandono.... e il rimorso...., e il lento disfarsi della persona illanguidita! Chiudendo le pupille la vedeva ancora, attraverso vent'anni di sepolcro, aggirarsi per la casa, pallida, sottile, evanescente, il volto scolorito, il sorriso privo di luce.... e quegli occhi, quegli occhi senza sguardo!
Sempre in ginocchio, andava scrutando sul ritratto il volto di sua madre. Come era melanconica la fronte! Quale dubbio angoscioso le palpebre abbassate gettavano sulla guancia rigata da un solco! Povera madre! Le pareti sapevano, tutta la casa sapeva. Oh!... Balzò in piedi. Tutta la casa sapeva.
Si guardò attorno tremando, presa da un brivido sacro. La lampada silenziosa della luna rischiarava ogni oggetto lasciando poco spazio alle ombre che si addossavano mollemente negli angoli proteggendo il mistero, ricacciandolo nel vano degli usci spalancati sopra le tenebre delle altre stanze dove l'astro non penetrava, dove era il respiro invisibile del passato.
Un pensiero nuovo attraversò la mente di Anna. Forse anche suo padre sapeva. Il cuore le si strinse per ineffabile strazio. Come avrebbe voluto che qualcuno potesse risponderle! Ma il silenzio sembrava esso rispondere, quel silenzio calmo e solenne delle cose morte, più potente di qualsiasi parola. Il silenzio di suo padre e di sua madre era ancora in quelle pareti, in quei mobili, in quegli specchi che avevano riflesso ogni movimento dei loro volti, in quei ritratti che dei loro volti perpetuavano la linea e l'espressione e che tacevano. Il silenzio era nell'aria, era nella luce, era in quella luna immobile affacciata alla cornice del cielo e muta.
— Parlate! — disse Anna alle tenebre raccolte negli angoli, vanenti nel corridoio, inseguendole per il lungo andito colle braccia tese, sentendole cedere e dileguarsi in una tacita fuga di fantasmi. Il suo passo stesso, il suo leggero passo non destava alcun rumore nella casa che a tutte le angoscie, a tutti i sospiri di Anna sembrava ripetere: “Silenzio!„
E al di là della casa, oltre gli orti, nella massa degli edifici che formavano la gran città dormente sotto il raggio della luna, quanti drammi occulti si svolgevano angosciosamente in silenzio perchè così vuole l'oscuro segreto della vita!
Anna cedette, affranta. I discorsi che Gentile Lamberti aveva tenuti alla figlia prediletta sulla elevazione dei sentimenti, sulla loro applicazione alle energie superiori, le tornavano in mente con una precisione che nello stato d'animo in cui si trovava doveva necessariamente assumere il carattere di un misterioso avvertimento. Appunto perchè ella era la figlia le spettava esclusivamente l'obbligo di continuare l'opera. E perchè quest'opera le appariva nè grata nè gioconda doveva rinnegarla? Le aveva egli mai parlato di ebbrezza raggiante, di appagamenti compiuti, o non era invece stata tutta la sua vita una predicazione di sprezzo per ciò che i volgari chiamano felicità? Non era ella stessa penetrata, convinta di queste dottrine? Non le erano sembrate ammirabili quando le sue passioni non si trovavano in giuoco, quando cioè non aveva alcun merito a professarle? E doveva nelle sue mani frangersi la intatta tradizione dei Lamberti? Doveva proprio lei venir meno al còmpito? Perchè un'onda impura si era a tradimento mischiata al nobile lignaggio, doveva ella lasciarsi sopraffare da quell'onda, divenire a sua volta impura e volgare? Non sarebbe stata questa la vittoria del nemico? l'orgoglio e l'amore la dominavano; ma quale conquista più degna del suo orgoglio, quale sacrificio più degno del suo amore che il trionfo assoluto d'ogni risentimento personale per la casa, per il nome, per la grande memoria di Gentile Lamberti? Non è ciò che le chiedevano le vecchie mura, le ombre, e suo padre e sua madre, a lei, Anna, a lei?...
E lei stessa, quando dinanzi alla propria coscienza si era assunta la responsabilità di aprire la lettera diretta a sua madre, non ne aveva accettate tutte le conseguenze, qualunque esse fossero? Era ben stata allora superiore alle convenzioni; bisognava ora essere superiore agli avvenimenti. A che servirebbe nascere forti tra i deboli, generosi tra i vili, se quei medesimi ostacoli che fanno cadere gli altri dovessero abbatterci, se misurandoci nella lotta disperata per la vita non ci fosse dato di poter sollevare la fronte al di sopra di essi?
Anna fissò ancora intensamente il gruppo delle tenebre, non più tremando questa volta, ma quasi in attitudine di sfida, aperte le pupille e sbarrate come se fra quelle ombre famigliari la temuta ombra dello Sconosciuto volesse tentarla. E si sentì grande, si sentì forte. Eretto il capo nell'immobile raggio lunare, ella ascoltò palpitare in sè stessa la rinata anima di Gentile Lamberti.