Egli ebbe un movimento di impazienza e soggiunse precipitando le parole:
—Allora perchè distruggete i bruchi?
—Perchè mi distruggono le rose.
—Dunque? Sì, il silenzio vi sta bene colla testa leggermente piegata e lo sguardo pensoso che indovino di sotto le palpebre, ma vi prego di rispondere a questo quesito importantissimo: Chi ha maggior diritto di vivere?
—Io vorrei che i bruchi non distruggessero le rose per poterli salvare anch'essi. Ecco.
—Io vorrei! Io vorrei! Bel modo di rispondere a un interrogativo così preciso con un condizionale così vago. E pretendete di ragionare!
Il suo accento era canzonatorio, ma non troppo. Risposi in tono conciliante:
—Capisco, voi volete dire che dal momento che bisogna scegliere conviene scegliere il meglio. Ma chi mi assicura che in tal caso il meglio sia la rosa? Non è forse il mio egoismo che me lo suggerisce?
—Vedete un po' che razza di filosofo mi sbuca fuori da queste gonnelle!—esclamò Lui con una specie di allegrezza della quale mi sfuggiva il significato ma che trovavo assai dolce.—Tenete bene a mente che la rosa ha per sè la sua ragione di trionfo perchè la rosa è la bellezza.
Avendo in quel medesimo istante spiccato un bocciolo me lo battè scherzosamente sulla spalla. Io mi rizzai e fingendo un tono di offesa dissi, scandendo le sillabe: