A un certo momento gli chiesi se quel balocco lo interessava.
—Moltissimo—mi rispose premurosamente.—Non potete credere come sia rapida in me la successione delle idee. Io penso ora ad una quantità di cose alle quali voi non avete mai pensato. Vi sono delle catene d'amore tristi e terribili, dolorosi avvicendamenti di passione e di sdegno, di fiamma e di gelo. Mi pare qualche volta di vedervi un occulto giudizio, un castigo che si riverbera di persona in persona per qualche colpa comune che tutti debbono scontare. È un fenomeno strano ed inquietante. Si potrebbe stabilire una specie di dinamica materiale sopra tali rapporti. Non sarebbe difficile di riunire in proposito un certo numero di leggi che riuscirebbe interessante riscontrare nella pratica. Non mi capite, nevvero?
—Poco, lo confesso.
—Me lo aspettavo. Appena che si esce fuori dal solito giro di pensieri, le donne non capiscono nulla. Eppure si tratta dell'amore, un sentimento del quale a sentir voi avete il monopolio.
Non lo avevo mai visto così cattivo. I suoi occhi erano torbidi come cielo che si rannuvola profondamente.
—Per conto mio—risposi—conosco così poco l'amore che non saprei parlarne.
—Neppure per intuizione?
—Mi pare che voi cercavate dei ragionamenti.
—Inutile, inutile!—fece lui e buttando da parte le scatole giapponesi si diede a passeggiare per la sala in lungo ed in largo.
Di lì a poco Alessio si attaccò alle sue mani e lo trasse in giardino. Li seguii turbata e a malincuore per i viali che imbrunivano nell'ora crepuscolare. Li vidi entrare nel boschetto delle acacie, dove sedettero sopra una panchina; entrai io pure e presi posto accanto a mio figlio.