Era una serata meravigliosa, come ne abbiamo nei nostri paesi certo a compenso dell'eccessivo calore dei giorni estivi. Sentire la natura, sentire la vita era in quel momento una tale delizia che nessuno di noi provava il bisogno di parlare. Nella dolcezza incombente sembrava fondersi a poco a poco anche la gravità di mio cugino. Egli ascoltava tranquillo il fremito misterioso che in mezzo agli alberi innalzavasi dal mondo invisibile degli insetti e dei piccoli uccelli e poichè Alessio fece l'atto di gettare dei sassi in un cespuglio gli disse:

—Sta cheto, disturbi la toeletta notturna delle farfalle.

Alessio—non compiva ancora sette anni—rise molto all'idea di quella toeletta; forse si immaginava di vedere le farfalle col lungo camicione da notte simile a quello che aveva lui.—E sorrisi anch'io, dominata da un improvviso bisogno di letizia, prendendo le sue manine e ponendomele in grembo.

Era molto chiaro ancora, ma sotto le acacie l'ombra cresceva di minuto in minuto; la testa di Alessio appoggiata contro il mio braccio, restava al buio; quella di mio cugino invece prendeva luce da una radura dei rami ed era così immobile e bianca nel riflesso lunare che sembrava una statua. Aveva il profilo duro, l'occhiaia profonda, il mento fortemente disegnato degli uomini in cui predomina la volontà. Io non so quanto tempo passasse nel più assoluto silenzio. Alessio si era addormentato colle sue manine nelle mie. Un rumore di carri trascinati a stento sulla ripa vicina, le zampe dei cavalli scalpitanti, gli urli e le grida dei carrettieri non lo svegliarono.

—Ecco che questi uomini durano fatica a guidare i loro carri sulla montagna, viaggeranno tutta notte e faranno viaggiare le loro bestie a furia di urli e di eccitamenti per portare il carico dall'uno all'altro paese. È il loro mestiere, non ne conoscono altri; lavorano volonterosi e domani quando torneranno alle loro case calcoleranno minuziosamente quanto hanno guadagnato, per riprendere il giorno dopo la stessa cosa.

Mio cugino fece queste riflessioni a mezza voce senza muovere la testa, continuando a darmi colla sua immobilità l'illusione di una statua. Ma tuttavia avendo io mormorato un leggerissimo continuò:

—E chi acquisterà la mercanzia saranno altri uomini che si credono superiori perchè invece di faticare alla notte sulle ripe sassose, dormono in buoni letti, tenendosi accanto le loro borse di cuoio piene di monete.

A questo punto lo scalpitare dei cavalli, gli urli e le bestemmie presero un tono così alto che le manine di Alessio trasalirono nelle mie. Temendo che si spaventasse nel sonno, mi chinai su di lui e lo baciai in fronte. Intanto i carrettieri avevano raggiunto il culmine della salita e discendevano dall'altra parte; il silenzio riprendeva il suo impero alto e solenne.

—Il Signore disse che tutti gli uomini sono fratelli. È a questo che pensate?—domandai timidamente.

—No—rispose mio cugino, senza adirarsi—penso che tutti dovrebbero salire la loro erta.