Egli aveva un modo di pronunciare certe parole come se fossero più grandi delle altre.

—Comprendo. Tutti devono lavorare nella misura dei loro mezzi.

—Credete di comprendermi, ma non mi comprendete ancora. Non è tutto questo.

La sua voce si faceva sempre più dolce e malinconica; anche il suo profilo aveva modificato qualche linea della abituale rigidezza. Le ombre addensandosi, oscuravano il suo volto che pur restando statuario sembrava perdersi nella vaporosità di un sogno antico.

Mai in vita mia avevo provato un sentimento di umiltà simile a quello che mi invadeva allora. Con un filo di voce e sporgendo la fronte al di sopra della fronte di mio figlio pregai:

—Parlatemi dei vostri ideali!

Non rispose subito. Io sentivo un bisogno ardente di attingere alla sua anima e nello stesso tempo una paura di turbarla, come se una mossa imprudente potesse distruggere il miraggio luminoso che la circondava. Sentivo che quegli istanti erano unici e solenni, che cadevano di secondo in secondo nella eternità e che io li perdevo. Non vedevo quasi più mio cugino.

Nella oscurità feci un movimento che portò i miei capelli a sfiorare i suoi. Egli si ritrasse vivamente. Io mi alzai.

Alessio, svegliandosi all'improvviso, mi chiamò con una intonazione di pianto, per cui lo tenni ancora fra le braccia cullandolo, mentre uscivo lentamente dal bosco.

—Addio—Egli disse quando fummo sul viale bianco battuto dalla luna.—Vi risponderò più tardi.