Egli pure mi guardò senza spavalderia con un'attenzione minuziosa e seria.
Di mio marito non disse una sola parola. Sapeva senza dubbio che egli viveva quasi sempre lontano da me, ma avrebbe potuto chiedermi sue notizie; almeno mi parve che dovesse farlo. Mi domandò invece come passavo il mio tempo e se leggevo. Leggere? Ciò mi sorprese un poco. In realtà guardandomi attorno, non vedevo alcun libro nel mio salotto. Mio marito aveva dei libri nella sua camera, ma non mi ero mai interessata di sapere che cosa fossero. Gli dissi che Alessio mi occupava molto, che cucivo tutti i suoi abiti e coltivavo anche discretamente i fiori del mio giardino; poi facevo i conti di casa con Pietro e ripassavo la guardaroba insieme all'Orsola.
—Tutta la vostra vita è qui?—chiese Egli con un accento che mi parve racchiudesse un recondito disprezzo.
—Ho anche i miei poveri.
—Ah!
Dopo questa esclamazione fatta in tono reciso e freddo comprese forse di aver sbagliato, perchè si affrettò a dirmi qualche cosa di gentile, chinandosi ad accarezzare il mio bambino.
—Vicini non ne abbiamo, nevvero?
—No. I soli vicini siamo noi due.
Sorrisi dicendo così ed Egli pure sorrise rivelandomi una espressione nuova del suo volto e della sua anima. In quel momento non sentii più soggezione e mi sembrò allora che egli fosse proprio mio parente.
—Siamo i soli vicini di campagna, e siamo anche i soli nella famiglia. Ci deve ben essere qualcun'altro, uno zio, credo?…