—Addio—pronunciai rapidamente levandomi in piedi.

Egli ripetè con una dolcezza penetrante:

—Non allontanatevi.

—Il bimbo ha sonno, siate ragionevole, amico mio.

Dissi amico mio, come non dicevo mai, perchè mi parve che in quel momento Egli avesse bisogno di una parola gentile.

Rispose rassegnato: Addio. Io raggiunsi la scala senza voltarmi indietro, seguendo Pietro che portava il piccino già mezzo addormentato.

Quando Alessio fu disteso nel suo lettuccio, quando l'ebbi baciato e ribaciato, tornai in anticamera a domandare a Pietro se aveva accompagnato mio cugino per fargli lume in quella sera tanto buia. Il mio domestico rispose che il signore era già partito e che egli era arrivato appena in tempo a chiudere il cancello.

—Bene—gli risposi—andate pure a coricarvi.

Era veramente ancora presto, non avevo sonno. Pensai di finire la serata leggendo quietamente, ma non trovai subito il libro che cercavo e mi indugiai un poco intorno alla musica, decisa tuttavia a non suonare per non svegliare Alessio. Volli continuare il mio ricamo ma sul gomitolo non c'era quasi più seta. Allora rimasi a lungo ritta nel mezzo della stanza, colle dita intrecciate dietro il dorso, immobile. Non so se mi parve solamente o se davvero qualche cosa di lieve battè intanto contro i vetri. Mi avvicinai alla finestra e l'apersi. Il tempo era sempre minaccioso; mi sporsi fuori sul davanzale guardando giù nel giardino. Dovessi vivere mille anni non dimenticherò mai più la voce che intesi:

—Myriam, sono io, ho bisogno di parlarvi.